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Salgono a due i senzatetto morti di freddo nelle città italiane

Il freddo di questi giorni miete vittime tra i senzatetto italiani. L’uomo morto a Tortona, in provincia di Alessandria, è il secondo da ieri, dopo il clochard trovato senza vita a Molino Dorino, nella periferia milanese. Coperto da un piumone su una carrozzina, era in quello stato già da alcune ore prima del ritrovamento. Questa notte le temperature erano inferiori allo zero, e non hanno risparmiato davanti alla stazione, nei pressi di un dormitorio, nemmeno il cittadino romeno di 48 anni, già notato altre volte nel piazzale. «Siamo sconcertati, da anni è operativo un dormitorio maschile, proprio di fronte alla stazione, con tredici posti a disposizione delle persone in difficoltà», ha dichiarato il sindaco di Tortona, Federico Chiodi.

Perché sono molte le persone che vivono per strada a non scegliere una sistemazione al caldo per passare le notti? «Se trovo un posto migliore qui non ci vengo. Non sono nemmeno dei veri letti questi e quando fa freddo le pareti si ghiacciano e dalla bocca escono le nuvole di fiato», confessava il tunisino Mohamed, 36 anni, in un’intervista al quotidiano “la Repubblica” nel 2018. «La sistemazione di emergenza è una soluzione a breve termine, quindi inadatta ai bisogni a lungo termine: dai dormitori sovraffollati alle sistemazioni “umanizzate”, i servizi non tendono ad evolversi per soddisfare le esigenze degli utenti, causando effetti dannosi e prolungando l’esperienza individuale dei senzatetto su un larga scala». È quanto emerso dalla Quarta panoramica sull’esclusione abitativa in Europa di Feantsa (la Federazione europea di organizzazioni nazionali che si occupano di senzatetto) e Fondazione Abbé Pierre (impegnata da anni negli alloggi ai più deboli), che ha stimato che il numero dei senzatetto dal 2009 è aumentato del 70%. «La sistemazione di emergenza deve diventare un servizio di transizione a breve termine, accessibile a tutti, e una piattaforma per reindirizzare le persone a soluzioni appropriate», cioè di alloggi adeguati per queste persone.

Iniziativa "Un sacco di vita"
Iniziativa “Un sacco di vita

I primi 34 sacchi a pelo sono stati distribuiti pochi giorni fa in piazza San Babila a Milano, iniziativa che è diventata un appuntamento fisso ogni settimana, grazie a una raccolta fondi che, fino a ieri, 5 dicembre, ha permesso di scaldare già 60 cittadini in difficoltà. Si chiama “Un sacco di vita”, ed è un’idea del Comitato nazionale Emergenza Homeless “Un sacco di vita“, che ha l’obiettivo di salvare dall’ipotermia delle fredde notti invernali i senzatetto. A livello nazionale, l’associazione italiana Adra, per l’assistenza ai senzatetto, assiste 300 persone a settimana, grazie a 50 volontari, occupandosi di portare ai bisognosi indumenti e biancheria pulita, cibo e bevande calde, coperte, ma soprattutto un po’ di calore umano. I dati Istat rilevano che nel 2017 il numero di posti letto in alloggi di emergenza è aumentato, pari all’aumento dei clochard, ma non solo: in questa lista compaiono anche richiedenti asilo, giovani sotto i 30 anni, famiglie, e lavoratori poveri. E ancora, i senzatetto che hanno sfruttato i servizi offerti dalla Caritas, sempre nel 2017, sono stati per il 33% giovani tra i 18 e i 34 anni, e per il 30% donne.

Simona Cocola

Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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