• IL SANTO DEL GIORNO

21 dicembre: San Pietro Canisio, un efficace predicatore

San Pietro Canisio è stato un seguace di Sant’Ignazio di Loyola ed il coraggioso difensore della Verità; instancabile predicatore e maestro spirituale. Ha svolto la sua missione nelle terre della lingua tedesca ed è stimato come uno degli apostoli della Germania. Pietro Kanijs (Canisio, nella forma latinizzata) nasce a Nimega, in Olanda, nel lontano 1521. È figlio del borgomastro della città, ha perciò la possibilità di studiare diritto canonico a Lovanio e diritto civile a Colonia, cioè nelle prestigiose università all’epoca. In questa città il giovane Pietro ama trascorrere il tempo tra le trattorie e il monastero deicertosini. E proprio lì la lettura dell’ opuscolo sugli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio. Ciò determina la svolta decisiva della sua vita.

Compiuta la pia pratica a Magonza sotto la direzione del famoso padre Faber, entra nella Compagnia di Gesù (così ufficialmente si chiama l’ordine dei gesuiti) ed è l’ottavo gesuita a emettere i voti solenni.
Olandese di nascita, nel 1548 fu inviato dal fondatore dei Gesuiti, sant’Ignazio di Loyola, in Germania. Va a Roma e nella Basilica di San Pietro si era recato per pregare.

I tempi per una missione in Germania non erano facili: ci troviamo nel tempo della Riforma luterana, nel momento in cui la fede cattolica nei Paesi di lingua germanica, davanti al fascino della Riforma, sembrava spegnersi. Era un compito quasi impossibile quello di Canisio, incaricato di rivitalizzare la fede cattolica nei Paesi germanici. Ci riuscì sia a rafforzare la fede cattolica là dov’era rimasta maggioritaria – in Baviera, poi a Vienna, a Praga e in Polonia, dove fu nunzio pontificio – sia a mantenerla nelle regioni tedesche a maggioranza protestante. Partecipò anche ai colloqui di Worms del 1557 con i dirigenti protestanti, fra cui Filippo Melantone, che sfiorarono una riconciliazione poi sfumata soprattutto per l’opposizione dei principi protestanti tedeschi. Consacrò l’ultima parte della sua vita a Friburgo, in Svizzera, dove si era ritirato nel 1580 e dove morirà nel 1597, alla predicazione e alla stesura delle sue ultime opere.

Si potrebbe identificare tre radici della spiritualità del santo: la mistica certosina, gli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola e la devozione al Sacro Cuore. Questi tesori della spiritualità ignaziana conservano intatto il loro valore; la vita cristiana non cresce se non è alimentata dalla partecipazione alla Liturgia, in modo particolare alla santa Messa domenicale, e dalla preghiera personale quotidiana, dal contatto personale con Dio. In mezzo alle mille attività e ai molteplici stimoli che ci circondano, è necessario trovare ogni giorno dei momenti di raccoglimento davanti al Signore per ascoltarlo e parlare con Lui. Questo vale per tutti i fedeli, ma vale tanto di più per chi è chiamato ad annunciare ad altri il Vangelo. Questo vale per ogni cristiano che voglia vivere con impegno e fedeltà la sua adesione a Cristo.  



Rubrica a cura di Don Alessio Yandusheff-Rumiantseff

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Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Dottore in Teologia e professore. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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