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Si è dimesso il capo del Corpo della Gendarmeria Vaticana

  VATICANO. “Volendo garantire la giusta serenità” per il proseguimento delle indagini coordinate dal Promotore di Giustizia ed eseguite dal Corpo della Gendarmeria, “non essendo emerso al momento l’autore materiale della divulgazione all’esterno della disposizione di servizio”, riservata agli appartenenti alla Gendarmeria e alla Guardia Svizzera, il comandante Domenico Giani, “pur non avendo alcuna responsabilità soggettiva nella vicenda”, ha rimesso il proprio mandato nelle mani del Papa, che ha accolto le sue dimissioni. E’ quanto si legge in una nota della Sala stampa del Vaticano a proposito delle indiscrezioni trapelate sulla sospensione di 5 addetti vaticani. “Nell’accogliere le dimissioni, il Santo Padre – si legge – si è intrattenuto a lungo col Comandante Giani e gli ha espresso il proprio apprezzamento per questo gesto, riconoscendo in esso un’espressione di libertà e di sensibilità istituzionale, che torna ad onore della persona e del servizio prestato con umiltà e discrezione al Ministero Petrino e alla Santa Sede”.

“Vivo questo momento difficile con la serenità interiore che, chi mi conosce, sa che ha contraddistinto il mio stile di vita anche di fronte a vicende dolorose ha sottolineato l’ormai ex capo della Gendarmeria vaticana- Ho dedicato 38 anni della mia vita al servizio delle istituzioni, prima in Italia, e poi per 20 anni in Vaticano, al Romano Pontefice. In questi anni ho speso tutte le mie energie per assicurare il servizio che mi era stato affidato. Ho cercato di farlo con abnegazione e professionalità ma sentendomi, come il Vangelo di due domeniche fa ci ricorda, serenamente un ‘servo inutile’ che ha fatto fino in fondo la sua piccola parte”, dice il capo della gendarmeria dimissionario Domenico Giani. Ieri il Cardinal Angelo Becciu aveva detto a ‘Stanze vaticane’ su Tgcom24: “Non sappiamo chi abbia diffuso il documento, ma esprimo il mio rammarico perché sto constatando che all’interno del Vaticano sta venendo meno il senso di appartenenza e di lealtà. Sta venendo meno il senso di fedeltà verso delle Istituzioni per le quali abbiamo giurato. Bisogna essere leali, venir meno a questi principi provoca dei danni e soprattutto dovrebbe provocare grande scrupolo e grande rimorso in chi lo compie”.

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