ATTUALITA'ԑ PRIMO PIANO

Stop alla pillola abortiva in Piemonte, Cigl: “Richiesta senza fondamento”

Secondo il sindacato la proposta di bloccare da distribuzione della pillola Ru486 nei Day Hospital, a fine emergenza Covid, rappresenta un duro attacco alla libertà e al corpo delle donne.

La Cigl ha manifestato apertamente il proprio apprezzamento per le nuove linee di indirizzo del Consiglio Superiore di Sanità che ammettono l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico, attraverso l’utilizzo della pillola Ru486, fino a 63 giorni di gestazione ed in regime ambulatoriale o di day hospital. Va ricordato che fino ad ora l’utilizzo di quest’ultima metodica era consentito soltanto fino a 49 giorni di gestazione ed in regime di ricovero ospedaliero.

Una manifestazione di intenti che si oppone apertamente a quanto proposto dall’assessore regionale Maurizio Marrone, esponente di Fratelli d’Italia, che in Piemonte vorrebbe lo stop alla Ru486 nei consultori, imponendo quindi il ricovero alle donne che intendono ricorrere all’aborto farmacologico.

In una nota il sindacato ha ricordato che da molto tempo le donne avevano sollecitato questo adeguamento agli standard degli altri Paesi, adeguamento promosso dal Ministero della Salute ad agosto di quest’anno che è stato accolto dal plauso di tutte le Società scientifiche dei Ginecologi, italiane ed europee.

pillola abortiva piemonte
Stop pillola abortiva in Piemonte (Facebook Cigl Torino)

Secondo la Cigl ad avvalorare la propria tesi ci sarebbero una serie di validi motivi tra i quali: il metodo supporta il ricorso alle “tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose” come previsto dalla legge 194 (art. 15), perché promuove l’appropriatezza clinico-assistenziale, evitando ricoveri ospedalieri inutili e costosi, e perché si ripropone la centralità dei consultori a supporto della salute delle donne.

Mentre sarebbero insostenibili le affermazioni di chi si oppone alle nuove linee guida in quanto si finirebbe per mettere a rischio la salute della donna, non è un caso infatti che tutta la letteratura scientifica, che si basa su migliaia di casi trattati secondo le nuove linee di indirizzo, smentisca questa affermazione, la donna sarebbe lasciata sola a se stessa poiché costretta a rimanere isolata per diversi giorni in ospedale, in un ambiente sconosciuto e difficilmente in grado di rispondere ai suoi bisogni di sostegno, e l’aborto sarebbe reso più facile in quanto quello chirurgico si conclude in poche ore, a differenza di quello farmacologico che richiede alcuni giorni.

Sul tema è intervenuta Elena Petrosino, responsabile Politiche dei Generi della segreteria Cgil Torino, che ha asserito: “invece di portare queste argomentazioni senza fondamento, la Regione Piemonte farebbe meglio a preoccuparsi di fare in modo che le Linee di indirizzo vengano applicate nel modo più efficace ed efficiente, ad esempio garantendo la formazione dei professionisti al fine di poter offrire in sicurezza alle donne sia l’aborto farmacologico, sia l’aborto chirurgico”.

La sigla sindacale ha evidenziato come la scelta della modalità di intervento spetti solo ed esclusivamente alla donna, informata adeguatamente circa vantaggi e svantaggi dell’una o dell’altra procedura (intervento chirurgico o farmacologico).

Petrosino ha poi sottolineato che occorre “adeguare la rete dei consultori del Piemonte agli standard previsti a livello nazionale in termini di numero per abitanti, di numero e tipo di operatori e di prestazioni offerte, visto che attualmente ne siamo molto lontani, e organizzare la rete territorio (consultori) – ospedale in modo da garantire la salute delle donne in tutti i suoi aspetti”.

Va inoltre segnalato che ad esprimere la propria contrarietà al progetto, proposto dall’assessore regionale agli Affari legali Marrone, era intervenuto un’importante esponente del centrodestra ovvero il leader della Lega Matteo Salvini, che ieri sera a Venaria nel corso di un evento elettorale a sostegno del candidato sindaco del Carroccio ha affermato: “Non ho seguito la vicenda ma lasciamo che siano le donne a scegliere della loro vita e del loro futuro“.

Carlo Saccomando

Tags

Articoli Correlati