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Strage di Corinaldo, condannati i sei imputati della “banda dello spray”

Per tutti gli imputati, ragazzi di età compresa tra i 21 e i 23 anni, sono sono stati riconosciuti tutti i capi d'imputazione, tranne l'associazione a delinquere, e inflitte pene dai 10 ai 12 anni

Sono stati tutti condannati gli imputati nel processo per i fatti avvenuti la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 davanti alla discoteca “Lanterna Azzurra” di Corinaldo, in provincia di Ancona. Per i sei ragazzi, di età compresa tra i 21 e i 23 anni, sono sono stati riconosciuti tutti i capi d’imputazione, tranne l’associazione a delinquere, e inflitte pene dai 10 ai 12 anni. Quella tragica notte morirono nella calca cinque minorenni e una madre di 39 anni.

La procura della Repubblica prende atto della decisione del giudice – commenta la procuratrice capo Monica Garulli – e si riserva di valutare le motivazioni della sentenza quando saranno depositate – mi sembra doveroso sottolineare come grazie all’impegno e agli investigatori ci sia stata una celere risposta da parte delle Istituzioni dello Stato. La sentenza è infatti intervenuta a un anno e mezzo di distanza dai fatti“. Va ricordato che i pubblici ministeri avevano chiesto per gli imputati pene più severe, dai 16 i 18 anni di carcere.

corinaldo strage

Stamane prima della sentenza uno degli imputati, Andrea Cavallari, aveva espresso al giudice Paola Moscaroli la propria insoddisfazione per lo sviluppo della vicenda giudiziaria: “In questo anno ne ho sentite di tutti i colori,mi hanno detto che sarei stato condannato lo stesso perché questo è un caso mediatico. Sono un essere umano, giudice, e provo rabbia e dolore per essere condannato ingiustamente“. Poi ha aggiunto: “Non ritengo di essere responsabile. Io i miei errori li voglio pagare ma non quelli che non ho commesso“.

Anche un’altro imputato, Souhaib Haddada, ha dichiarato di non sentirsi responsabile degli accadimenti nonostante gli errori commessi all’epoca dei fatti, condizionato fortemente dallo smodato uso di sostanze stupefacenti. Le droghe lo avrebbero condizionato al punto tale da farlo sentire come “il Dio del mondo“. “Ma chiedo scusa – ha poi aggiunto – Vorrei essere aiutato.

Dopo la sentenza l’avvocato Cristian Piccioli, legale della famiglia di Asia Nasoni, morta a 14 anni nella strage, ad AdnKronos ha dichiarato: “È una sentenza importante, l’impianto accusatorio ha retto, a prescindere dal non riconoscimento dell’associazione per delinquere. Come parte civile riteniamo però che questo sia solo il primo tempo ora arriva il secondo sulla sicurezza del locale e che coinvolge istituzioni, il gestore del locale, i proprietari. Ma una parte di giustizia è stata fatta“.

Norbert Ciuccariello

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