• 9 Dicembre 2021
  • ECONOMIA

Swag, fabbrica di bitcoin e milionari

In una serata all'Hotel Tuscany Inn di Montecatini l'azienda Swag spiega come entrare nell'affascinante e criptico mondo dei bitcoin

I promoter Swag sono carichi come sempre. Anche stasera all’hotel Tuscany Inn di Montecatini, presenteranno il loro gioiello: un’azienda italiana a carattere internazionale che accompagna chiunque voglia entrare nel mondo felice dei bitcoin.

Ma iniziamo dal prodotto. I bitcoin sono una criptovaluta avvolta nel mistero. Sono stati inventati nel 2008 da un signore giapponese con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, ma non è da escludere che dietro a questo nome vi siano più persone. Chi l’ha creata ha già stabilito la quota totale di produzione, 21 milioni, e la modalità decrescente della loro circolazione per farli aumentare di valore. Termineranno nel 2140 e ogni volta che si ha una diminuzione della produzione il loro valore cresce. Perché i bitcoin non sono vincolati a banche o governi.

Il loro valore è dato esclusivamente dall’interazione tra domanda e offerta e chiaramente il suo valore cresce perché è un bene scarso. L’offerta è inferiore alla domanda. Basti pensare che la prima transazione del 2009 ha permesso l’acquisto di due pizze con 10mila bitcoin. Adesso un bitcoin vale 40.791,56 euro. Se il pizzaiolo li ha tenuti, si presume che abbia aperto una catena di pizzerie o sia scappato ai caraibi per vivere di rendita.

Per produrre bitcoin è necessario il gelo della Siberia

I bitcoin sono prodotti da particolari computer ed è qui che entra in gioco la Swag che ha creato una community di produttori. Il processo con cui vengono creati si chiama “mining” letteralmente minare. Nel mondo vi sono enormi mining farm e Swag ha chiesto con successo alle due grandi mining farm la Bitriver e la Bitfury, se poteva inserire delle proprie macchine che avrebbe noleggiato a membri della sua community. Da allora Swag noleggia queste macchine e fa produrre a chi entra nel suo giro bitcoin giornalieri con un contratto della durata di tre anni. I noleggiatori guadagnano l’80% della produzione il restante 20 va all’azienda.
Da notare che le macchine produttrici di criptovaluta per non surriscaldarsi hanno bisogno di ambienti molto freddi e sono state inserite nei grandi capannoni della Bitriver in Siberia. Inoltre consumano molta energia e la Siberia è la zona dove l’energia è materialmente ed economicamente più accessibile. In caso di guasti alla macchina, Swag tutela i membri della community con un’assicurazione accessoria dal costo proporzionale al prezzo del noleggio della macchina.

Chi entra può acquistare una macchina che al momento ha il valore di 11.500 euro ma non tutti hanno questa cifra e quindi viene data la possibilità di acquistarne: metà , un quarto, un ottavo, un sedicesimo e infine un trentaduesimo, per chi vuole sperimentare la criptovaluta con una quota minima di 360 euro. Oltre alla macchina, Swag mette a disposizione dei suoi membri un conto corrente che in gergo si chiama wallet e nello specifico Swaggy. Facilissimo da maneggiare per comprare bitcoin, venderli, inviarli e riceverli. Importante la possibilità di custodire il gruzzolo assicurandolo contro ogni evenienza: furto, hackeraggio, fallimento, al costo di 25 euro.

Con la App si controlla produzione e rendimento

Il rendimento dei propri macchinari lo si può controllare quotidianamente. Per la gioia dei membri della community, viene loro fornita una app con la quale controllare quanto valore è entrato nel loro portafoglio virtuale. Il resoconto arriva ogni notte. Il fortunato deve solo allungare il braccio e vedere ogni mattina quanto ha guadagnato.

I guadagni arrivano anche dalla decisione di diventare promoter come accade in ogni network commerciale. Chi parla stasera ha iniziato in momenti difficili. Sara non aveva neppure i soldi della benzina per andare ad una presentazione e neppure Carlo. Franco non ha la macchina ma non aveva i soldi per il biglietto del treno, insomma la Swag ha trasformato questi piccoli fiammiferai in imprenditori di successo. Si mina e si portano altri membri della community e ci si arricchisce.

Emanuele racconta che grazie a Swag può vivere di rendita, stare di più con sua figlia, comprarsi una bella auto, fare vacanze favolose. Parla anche uno dei fondatori, il fiorentino Francesco Giampieri. Lui è da sempre un imprenditore esperto di network marketing con interessi in vari settori e da cinque anni si è buttato in questo progetto, che nonostante gli sbagli inevitabili di ogni percorso, sta dando grandi risultati.

Fuori il mondo è duro, i bitcoin sono una grande opportunità

Fuori è un casino, fuori è difficile” dice Giampieri “il mondo imprenditoriale sta vivendo seri problemi noi siamo dando un’opportunità come mai si è vista. Siamo agli inizi. È vero che il bitcoin vale 40mila ma siamo solo agli inizi, salirà ancora. Il wallet lo avremo tutti come adesso abbiamo a portata di mano la tessera sanitaria“.

Il leitmotiv di sottofondo che si percepisce tra le righe di quanto viene detto è che è bene non svuotare il proprio swaggy. Nessuno te lo vieta, ma è bene investire e continuare ad investire producendo. Perché prelevare i bitcoin dal proprio conto che oggi sono a 40.791,56 euro quando tra due mesi potrebbero valere 70mila? Perchè accontentarsi? Questo ricorda un po’ lo stato d’animo del giocatore d’azzardo al tavolo verde. Giocare per il gusto di giocare e non per riscuotere. Ma nessuno qui si rovina. Resta sempre la gioia di allungare il braccio e vedere quanto si è guadagnato la notte senza muovere un dito.

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Valentina Roselli

Laureata in Scienze Politiche, giornalista, ha iniziato come cronista per importanti testate nazionali e locali, ha collaborato con alcuni periodici di attualità occupandosi di politica ed è stata direttrice editoriale del quotidiano "Notizie Nazionali". Negli ultimi anni ha lavorato come ghostwriter e ha collaborato ad inchieste giornalistiche di attualità per radio e tv online.

7 risposte a “Swag, fabbrica di bitcoin e milionari”

  1. Gentile Marco,
    tutti i wallet di cryptovalute hanno chiavi di accesso “al portatore”. E’ pertanto indispensabile affidare ad almeno una o due persone di massima fiducia (anche gli stessi eredi) le suddette password, al fine di consentire il trasferimento ad altro wallet nel caso da lei citato.

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