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Trump difende i colossi del web e minaccia dazi per Francia e Italia

C’è aria di tensione tra Stati Uniti e alcuni paesi europei: alla vigilia del vertice Nato di Londra, che durerà due giorni e celebrerà i 70 anni del Patto Atlantico, Donald Trump sembra intenzionato a portare nella capitale del Regno Unito scompiglio e minacce più che un ramoscello d’ulivo. Al centro del dibattito c’è la digital tax, misura introdotta da Parigi che colpisce i big americani del web come Google, Facebook e Amazon. Disposizione che potrebbe essere messa in atto anche da Austria, Turchia e Italia.

La digital tax francese prevede un’aliquota del 3% sulle entrate che le società tecnologiche americane incassano in Francia.

L’ufficio del rappresentante del commercio statunitense Robert Lighthizer, al termine di un’indagine durata un mese ordinata dal tycoon, ha informato il presidente Usa di come la web tax discrimini le società statunitensi, sia incoerente con i principi prevalenti della politica fiscale internazionale e rappresenti un onere insolitamente gravoso per le società colpite. Per questo motivo raccomanda l’introduzione di dazi del 100% su alcune importazioni francesi, per un valore di 2,4 miliardi di dollari, tra cui borse, vini e formaggi, e raccomanda l’apertura di indagini simili ed eventualmente la messa in atto disposizioni simili anche in Italia, Austria e Turchia.

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Emmanuel Macron e Donald Trump (Twitter)

Ricordiamo nel Belpaese i dazi americani, entrati in vigore lo scorso 18 ottobre, hanno già colpito alcune eccellenze del “Made in Italy” con una tassazione del 25%, prodotti come mozzarella, pecorino romano, parmigiano reggiano, provolone, cozze e liquori.

Un clima che si appresta ad essere già teso a causa di diverse questioni come i finanziamenti alla Nato e le pressioni Usa legate a Huawei per lo sviluppo del 5G, al fine di far desistere l’Europa da un possibile accordo di partnership . Nelle prossime ore è previsto un incontro tra Trump e Macron, così come quello con presidente del consiglio Conte. Si prevede che il tycoon voglia sottolineare ai due primi ministri come la digital tax venga considerata dagli Stati Uniti come un grave atto discriminatorio nei confronti delle società americane e che con la collaborazione dei due stati ci sia ancora un piccolo margine di tempo, la decisione definitiva è attesa entro il 14 gennaio, per poter negoziare e trovare una soluzione in sede Ocse.

Norbert Ciuccariello

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