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Ue: troppi antibiotici usati negli allevamenti intensivi

BRUXELLES. Vendite di antibiotici negli allevamenti italiani elevate rispetto alla maggior parte degli altri paesi europei, nonostante una riduzione del 30% tra il 2010 e il 2016. Questo afferma il rapporto della Commissione Ue sulle misure per contrastare la resistenza agli antibiotici negli animali. Secondo il documento, basato su indagini condotte in Italia e in altri quattro paesi, gli sconti e gli incentivi delle società farmaceutiche svolgono “un ruolo significativo nel promuovere le vendite di antimicrobici agli agricoltori” in un contesto in cui la consapevolezza sui rischi di abuso di antibiotici in allevamento “è ancora piuttosto bassa”. La notizia positiva è rappresentata dai progetti pilota che hanno portato a una drastica riduzione di antimicrobici senza compromettere la produttività e la salute degli animali, e dal software per il monitoraggio volontario negli allevamenti sviluppato dall’Associazione nazionale dei medici veterinari.

Il video di Greenpeace Italia sulla carne che proviene dagli allevamenti intensivi

Durante i mesi di giugno e luglio 2018 Greenpeace aveva condotto analisi in dieci Paesi europei indicando come gli allevamenti industriali inquinassero le acque superficiali di 29 fiumi e canali di irrigazione, in regioni con una forte presenza di allevamenti intensivi. In Italia i campioni prelevati in Lombardia, dove si concentra più della metà della popolazione nazionale di suini, risultavano compromessi da 11 diversi tipi di farmaci, sette dei quali antibiotici: il numero più alto trovato in un singolo campione di tutta l’indagine. Tutti i campioni raccolti da Greenpeace nel Rapporto stilato avevano rilevato la presenza di antibiotici in più dei due terzi, che potevano diffondere batteri resistenti agli antibiotici. Inoltre, la metà dei campioni esaminati conteneva livelli di nitrati superiori alla soglia considerata sicura per gli organismi acquatici più vulnerabili, e in tutti i campioni sono stati trovati residui di pesticidi: 104 in totale, di cui 28 vietati in Ue.

Simona Cocola

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Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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