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Verso un nuovo patto educativo globale

La proposta viene dal mondo cattolico, direttamente da Papa Francesco. Nei giorni scorsi si è tenuto a Roma un interessante incontro culturale, organizzato dalla Congregazione vaticana per l’educazione cattolica d’intesa con la Pontificia Università Lateranense, durante il quale Papa Francesco, intervenuto all’assise con un suo videomessaggio, ha fatto una serie di considerazioni sull’importanza dell’educazione ed ha proposto alcuni punti sui quali lavorare per impostare l’attività educativa, che deve puntare in modo esplicito alla fratellanza e alla solidarietà.

Si tratta, e lo si avverte subito, di una impostazione per alcuni versi sostanzialmente rivoluzionaria, perché educare alla fratellanza rappresenta un obiettivo non sempre considerato prioritario nel passato, obiettivo che invece diventa prioritario anche alla luce dei recenti fatti collegati alle situazioni sanitarie che si sono registrate in questi mesi, con effetti che ancora oggi persistono in modo grave.

Va anche detto che ancora una volta il messaggio di Francesco è un messaggio aperto, nel senso che contiene una proposta di contributo alla costruzione di una nuova educazione, senza avere la pretesa di essere esclusiva. In parole semplici nel testo non troviamo espressioni che necessariamente devono vincolare gli studiosi e/o gli operatori, la sue espressioni vogliono esser un contributo alla costruzione di un piano il più completo possibile.

Nell’intervento papale infatti si trovano proposte di percorsi educativi che vanno confrontati con altre ipotesi. Dalla sintesi di queste indicazioni si ricaverà un progetto comune, da attuarsi in uno spirito di collaborazione aperta.

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Perché un patto educativo globale

Secondo papa Francesco è arrivato il momento di sottoscrivere un nuovo patto educativo in grado di legare in un’azione comune e condivisa i soggetti che si occupano di educazione per almeno due motivi.

Il primo: c’è esigenza di dare nuovo significato e nuovi contenuti all’educazione. Spesso il termine “educazione” viene considerato sinonimo di “istruzione” e quindi inteso come insieme di conoscenze tecnico-scientifiche. Educare deve indicare invece un’attività che sviluppa e quindi fa crescere la persona in modo integrale, tenendo conto che ogni essere umano ha anche e, prima di tutto, una spiccata dimensione sociale, che deve ssere bene sviluppata.

Il secondo motivo: l’educazione intesa in modo complessivo diventa l’antidoto all’individualismo, perché permette di scoprire l’importanza del rapporto di fratellanza, che serve ad abbattere i muri tra le persone, e di conseguenza i muri tra i popoli. Sotto questo punto di vista il nuovo patto educativo diventa uno strumento operativo per attuare in modo concreto la filosofia contenuta nell’ultima enciclica di Papa Francesco “Fratelli Tutti”.

I contraenti del nuovo patto educativo

A prima vista può sembrare che il nuovo patto educativo proposto da Francesco sia un accordo tra istituzioni pubbliche, e quindi soprattutto statali, che gestiscono ufficialmente l’educazione. Non è assolutamente così. Il pontefice si rivolge a tutte le strutture che si occupano di educazione. Per certi versi ritiene addirittura che il patto debba riguardare soprattutto le istituzioni non statali, perché è convinto che le strutture pubbliche siano sostanzialmente ingessate e quindi abbiano difficoltà a muoversi.

Dice infatti Francesco:” Non dobbiamo aspettarci tutto da coloro che ci governano, sarebbe infantile. Godiamo di uno spazio di corresponsabilità capace di avviare e generare nuovi processi e nuove trasformazioni. Dobbiamo essere parte attiva nella riabilitazione e nel sostegno delle società ferite. Oggi siamo di fronte all’occasione di esprimere il nostro essere fratelli, di essere altri buoni samaritani, che prendono su di sé dolori dei fallimenti, invece di formulare odi e risentimenti”

Possibili impegni comuni

Molto significativi, e nello stesso tempo molto concreti, gli obiettivi, che papa Francesco propone di condividere per attuare una robusta lotta alla pandemia che ha generato e diffuso la cultura dello scarto e soprattutto per creare una nuova educazione all’altezza dei nostri tempi. +

Ecco in sintesi le proposta di Francesco. In primo luogo si deve mettere al centro di ogni processo educativo la persona per garantire “ lo sviluppo della sua specificità e al tempo stesso della sua capacità di essere sempre in relazione con gli altri e con la realtà che lo circonda.” In secondo luogo gli educatori devono ascoltare la voce dei discenti per costruire insieme un futuro di giustizia e pace. Non solo devono essere ascoltati, ma deve essere favorita la loro piena partecipazione ai momenti di istruzione.

In terzo luogo nell’attività educativa la famiglia deve essere considerata come primo ed indispensabile soggetto educativo. In quarto luogo: è necessario educare ed educarsi all’accoglienza aprendo ai più vulnerabili ed emarginati. Da ultimo, ma certamente non per importanza, perché questo punto ha il valor degli altri: studiare e insegnare nuovi modi per far considerare l’economia e la politica non come idoli da adorare, ma solo come strumenti al servizio della sviluppo integrale dell’uomo.

Prof. Franco Peretti
Esperto di metodologie formative

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Franco Peretti

Professore ed esperto di diritto europeo

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