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Wu Lien-teh è il protagonista del Doodle di Google di oggi. Per quale motivo?

Più di 100 anni il lavoro di Wu Lian-teh ha contribuito a combattere e sconfiggere definitivamente la peste della Manciuria.

Oggi Google ha deciso di dedicare un Doodle a Wu Lien-teh, medico malese di origini cinesi, nato 142 anni fa, famoso per essere stato tra i primi fautori dell’uso delle maschere di protezione contro agenti patogeni, e in particolare l’inventore della maschera facciale in cotone idrofilo.

Non è casuale che il colosso informatico di Mountain View abbia scelto di celebrare il luminare della medicina in questo particolare periodo storico nel quale a causa della diffusione dell’epidemia da Covid siamo costretti ad indossare quotidianamente la mascherina, dispositivo di protezione individuale del quale non possiamo più fare a meno.

Wu Lien-teh: le origini, gli studi e la brillante carriera da medico

Wu Lien-teh nacque il 10 marzo del 1879 a Penang, in Malaysia, da genitori di origine cinese, e nel 1896 grazie al conseguimento di una borsa di studio fu ammesso all’università di Cambridge dove studiò medicina diventando il primo studente di origine cinese a studiare nella nota università britannica. A livello accademico ha avuto una carriera piena di successo, vincendo praticamente tutti i premi e le borse di studio disponibili.

Nel settembre 1903, entrò a far parte dell’Institute for Medical Research di Kuala Lumpur come primo ricercatore. Molto interessato alle questioni sociali dell’epoca fondò un’associazione anti-oppio a Penang, in Malesia, e organizzò una conferenza nazionale contro l’oppio nella primavera del 1906 alla quale parteciparono circa 3000 persone.

Nel 1908 fu nominato dal governo di Pechino vice-direttore della scuola militare di medicina dell’Impero Cinese. Due anni più tardi fu inviato in Manciuria per studiare e identificare una malattia sconosciuta capace di uccidere il 99,9% delle sue vittime: si trattava della peste della Manciuria, una grave malattia polmonare che tra il 1910 e il 1911 causo più di 60mila vittime.

Wu Lien-teh
Wu Lien-teh

L’invenzione della mascherina chirurgica

Per combattere la diffusione di questa terribile pandemia Wu, dopo aver aver condotto un’autopsia su una donna giapponese, arrivò alla conclusione che la peste si stava diffondendo per via aerea. Per questo motivo decise di ideare una mascherina chirurgica, prendendo spunto da alcuni dispositivi simili che aveva visto utilizzare in Occidente, composta da diversi strati di garza e cotone per filtrare l’aria. 

È convinzione comune che l’attuale mascherina N95 abbia molto in comune con il design di quella ideata dal medico malese.

L’invenzione contribuì in maniera decisiva a sconfiggere la peste della Manciuria. Inoltre Wu fu tra i promotori della quarantena, della disinfezione degli edifici e della cremazione dei corpi delle vittime infette. Quest’ultima misura fu adottata a causa dell’impossibilità di seppellire i morti nel terreno che era ghiacciato. Pochi giorni dopo l’inizio delle cremazioni la diffusione peste cominciò a scendere vertiginosamente, fino ad essere completamente sconfitta nel giro di qualche mese.

Nel 1916 Wu fu fondatore e primo presidente della prima associazione medica non governativa, Chinese Medical Association, e nel 1935 divenne il primo malese in assoluto ad essere candidato al premio Nobel per la Medicina grazie il lavoro svolto nel contrastare la peste in Manciuria.

Le accuse, l’arresto e il ritorno in patria

Oltre le grandi soddisfazioni nel campo lavorativo Wu dovette fare i conti con la guerra e le sue conseguenze: nel novembre 1931, durante l’invasione giapponese della Manciuria, fu arrestato e interrogato dalle autorità giapponesi con l’accusa di essere una spia cinese.

Nel 1937, durante l’occupazione giapponese in Cina, fu costretto a fuggire in Malesia perdendo definitivamente la sua preziosa collezione di antichi libri di medicina cinesi che furono bruciati insieme alla sua casa.

Infine nel 1943, venne catturato dai combattenti per la libertà della resistenza di sinistra malese e tenuto in ostaggio. Per questo in seguito fu quasi perseguito dalle autorità giapponesi con l’accusa di aver sostenuto il movimento di resistenza pagando il riscatto, ma riuscì a scamparla grazie ad un precedente accordo stipulato con un ufficiale militare giapponese.

Negli ultimi anni della sua vita tornò a vivere in Malaysia, e morì di ictus a Penang il 21 gennaio del 1960.

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