IL SANTO DEL GIORNOԑ PRIMO PIANO

10 giugno: San Massimo d’Aveia vescovo nel III secolo

Oggi, in quanto giorno successivo alla Pentecoste, si celebra la Beata Vergine Maria Madre della Chiesa. E’ il 21 novembre 1964 quando, a conclusione della terza Sessione del Concilio Vaticano II, viene dichiarata la beata Vergine Maria “Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei Pastori, che la chiamano Madre amantissima”. La Sede Apostolica, in occasione dell’Anno Santo della Riconciliazione (1975), propone una messa votiva in onore della beata Maria Madre della Chiesa, successivamente inserita nel Messale Romano; dà anche facoltà di aggiungere l’invocazione di questo titolo nelle Litanie Lauretane (1980). Papa Francesco, considerando attentamente quanto la promozione di questa devozione possa favorire la crescita del senso materno della Chiesa, come anche della genuina pietà mariana, stabilisce nel 2018 che la memoria della beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, venga celebrata dal Calendario Romano nel Lunedì dopo Pentecoste.

Tra i santi e beati celebrati il 10 giugno abbiamo scelto San Massimo d’Aveia, patrono principale della sua città natale divenuta arcidiocesi dopo la sua morte. Massimo nasce intorno al 228 nell’antica cittadina della conca aquilana. La sua era una famiglia cristiana come dimostra il suo stato di aspirante al sacerdozio, le reliquie di suo padre, anch’egli Massimo, e la sua stessa deposizione davanti al Prefetto di Aveia. Durante la persecuzione di Decio che dura dall’ottobre del 249 al novembre del 251 viene martirizzato. Da una “Passio” si sa che dopo varie interrogazioni del Preside della città e le risposte di fedeltà a Gesù Cristo viene disteso sull’eculeo e per lungo tempo torturato. La lunga tortura non serve però a piegare la sua fede. Il preside per dissuaderlo addirittura arriva a promettergli sua figlia Cesaria come sposa. Il preside esasperato ordina che venga gettato dalla rupe più alta della città, detta Circolo e Torre del Tempio.

San Massimo d'Aveia

Dopo la distruzione di Aveia da parte dei Longobardi nel VI secolo, le reliquie di san Massimo vengono portate a Forcona. Il 10 giugno 956 l’imperatore tedesco Ottone I e il papa Giovanni XII si recano a venerarle. Nel 1256 le reliquie vengono spostate a L’Aquila, appena fondata da Federico II, e tumulate nella cattedrale dedicata a lui e a San Giorgio. Da allora è compatrono della città, che lo vuole effigiato nel suo stendardo ufficiale insieme a sant’Equizio, Celestino e Bernardino da Siena. È anche patrono di Penne (Pe).

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Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. E' cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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