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16 agosto: S. Rocco, terziario francescano, pellegrino e taumaturgo

Anche se è tra i santi più popolari della Chiesa Cattolica, della vita di San Rocco esistono soltanto notizie frammentarie che non consentono di poter elaborare una biografia in piena regola. Comunque è possibile, grazie ai molti studi fatti, tracciare a grandi linee un profilo del santo più venerato del Medioevo, elaborando una serie di notizie essenziali sulla sua breve esistenza terrena. Per quanto riguarda la data di nascita, avvenuta a Montpellier, gli storici la fanno risalire tra il 1346 e il 1350, mentre per quanto riguarda la morte è avvenuta a Voghera tra il 1376 ed il 1379 a non più di 32 anni di età.

Rocco nasce in una famiglia agiata e riceve un’educazione molto religiosa da parte della pia madre, che lo indirizza verso una profonda devozione alla vergine Maria – a cui è associato in tutta l’iconografia che lo riguarda – e che lo spinge sin dalla nascita a diventare un “servo di Cristo”, ossia a seguire Cristo nelle sofferenze terrene prima di accedere alla gloria celeste, come si può notare dalla croce rossa marchiata sul suo petto come simbolo di vocazione eterna. Il suo sentimento religioso, i suoi comportamenti abituali (consolare il pianto dell’orfano, prestare assistenza all’infermo, dare da mangiare all’affamato), il suo carattere amabile nonostante le sue ricche origini, ricordavano a distanza di un secolo Francesco d’Assisi a cui Rocco è devoto.

In pellegrinaggio diretto a Roma dopo aver donato tutti sui beni ai poveri, si ferma a ad Acquapendente, nel Viterbese, dedicandosi all’assistenza degli ammalati di peste e facendo guarigioni miracolose che diffondono la sua fama. Peregrinando per l’Italia centrale si dedica ad opere di carità e di assistenza promuovendo continue conversione. Nel 1367 raggiunge Roma dove rimane per tre anni e qui cura, fino a ottenerne la guarigione, un cardinale non meglio individuato, che comunque, secondo alcuni storici, andrebbe identificato con Anglico Grimoard, francese, originario di Grisac, fratello di papa Urbano V. Nel viaggio di ritorno da Roma a Montpellier anche Rocco si ammala di peste, ma riesce a guarire, continuando ad aiutare i bisognosi.

Non riuscirà però più a vedere la Francia. Nella zona tra Piacenza e Voghera funestate dalla guerra giunse Rocco, giunge con la barba lunga e incolta, avvolto in poveri e polverosi abiti, con il viso trasfigurato dalla sofferenza della peste. La sua persona non sfugge alla vigilanza delle sentinelle. Nessuno lo riconosce, pur essendo i suoi parenti per parte di madre di origine lombarda: sospettato per la sua riluttanza a rivelare le sue generalità e scambiato per una spia, viene legato e condotto dinanzi al governatore, suo zio paterno, che non lo riconosce. Ma nulla fa Rocco per essere riconosciuto. Non si ribella quando senza ulteriori indagini e senza processo finisce in carcere restandovi per un lungo periodo (dai tre ai cinque anni, a seconda delle biografie) dimenticato da tutti. In carcere Rocco muore.

Senza un lamento, anzi castigando la sua persona con molte privazioni, continue veglie e flagellazioni cruente. Intanto in Voghera corre sempre pià la notizia che in carcere un innocente si sta lasciando morire. E Rocco esala l’ultimo respiro a 32 anni nella notte tra il 15 e il 16 agosto, per gli antichi scrittori nel 1377, in realtà in un anno imprecisato, come già detto, tra il 1376 e il 1379.

L’annuncio della sua morte lascia un intenso dolore, che invade l’intera popolazione unito allo sgomento per aver fatto morire un innocente in carcere. Tale commozione esplode quando a fianco della sua salma viene ritrovata una tavoletta, sulla quale sono incisi il nome di Rocco e le seguenti parole: “Chiunque mi invocherà contro la peste sarà liberato da questo flagello”. San Rocco viene sepolto con tutti gli onori. Sulla sua tomba a Voghera comincia subito a fiorire il culto al giovane Rocco, pellegrino di Montpellier, amico degli ultimi, degli appestati e dei poveri. Il Concilio di Costanza nel 1414 lo invocherà santo per la liberazione dall’epidemia di peste ivi propagatasi durante i lavori conciliari.

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Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. E' cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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