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21 gennaio: Sant’Agnese, vergine e martire del III secolo

Agnese nasce a Roma da genitori cristiani, di una illustre famiglia patrizia, nel III secolo. Quando era ancora dodicenne, scoppia una persecuzione e molti sono i fedeli che s’abbandonano alla defezione. Agnese, che ha deciso di offrire al Signore la sua verginità, viene denunciata come cristiana dal figlio del prefetto di Roma, invaghitosi di lei ma respinto. Viene esposta nuda al Circo Agonale, nei pressi dell’attuale piazza Navona. Un uomo che cerca di avvicinarla cade morto prima di poterla sfiorare e altrettanto miracolosamente risorge per intercessione della santa. Gettata nel fuoco, questo si estingue per le sue orazioni, viene allora trafitta con colpo di spada alla gola, nel modo con cui si uccidono gli agnelli. Per questo nell’iconografia è raffigurata spesso con una pecorella o un agnello, simboli del candore e del sacrificio. La data della morte non è certa, qualcuno la colloca tra il 249 e il 251 durante la persecuzione voluta dall’imperatore Decio, altri nel 304 durante la persecuzione di Diocleziano.

Pur essendo le notizie sulla vita e il martirio di Agnese varie e talvolta contrastanti, sono numerosi i riferimenti antichi, primo fra tutti un carme inciso sulla sua lastra tombale, composto da papa Damaso in cui spiega come Agnese abbia affrontato “il rogo con coraggio e con l’atto di coprirsi il corpo nudo con i capelli”. L’intrepido coraggio di Agnese, giovanissima eppure matura nella fede, viene esaltato anche da Sant’Ambrogio. Nella lettera a Simpliciano la unisce a Tecla e Pelagia, che vanno incontro al martirio come a una festa. Basandosi su tradizioni orali, Ambrogio parla della costrizione ad adorare dei pagani, e di un tiranno che la vuole in sposa. Agnese preferisce il martirio e viene trafitta con la spada.

Dopo la sua morte, il corpo viene sepolto nelle catacombe lungo la via Nomentana, oggi conosciute con il suo nome. Qui la principessa Costantina, figlia di Costantino, fa edificare una collegiata con il proprio mausoleo. Papa Onorio I, nel VII secolo, fa erigere poi una grandiosa basilica a doppio ordine di colonne, oggetto di ammirazione, impreziosita tra l’ altro con un ciclo di affreschi narrante la passio (perduto nei rimaneggiamenti successivi). La basilica verrà più volte abbellita, fra Cinquecento e Settecento e rinnovata da Pio IX a metà Ottocento.

Nel IX secolo il corpo di Sant’Agnese, venerato in un’arca nella cripta della basilica sulla Nomentana, viene privato della testa, trasportata nel Sancta Sanctorum del Palazzo del Laterano. In quell’occasione, dal cimitero Maggiore, devono essere unite le spoglie di Santa Emerenziana, che la Passio di Agnese definisce catecumena e sua sorella di latte, lapidata nello stesso giorno dei funerali di Sant’Agnese. Il 21 gennaio del 1621 il corpo della santa viene riposto, unitamente ai resti di Emerenziana, in una cassa d’argento, sotto l’ altare maggiore della basilica di via Nomentana. L’insigne reliquia della testa, che l’ esame medico del 1903 riferisce ad una giovinetta di 11-12 anni, per volere di Pio X viene posta in un reliquiario nella cappella Doria Pamphili, nella chiesa di piazza Navona. Si cita anche un reliquiario, con un braccio della santa, nella sacrestia di San Pietro in Vincoli.

Il culto di Agnese è molto diffuso già dall’ alto Medioevo, attestato dalla presenza di chiese a lei dedicate e dalla rappresentazione della sua figura nelle teorie dei martiri e dei santi. Agnese è celebrata, nei secoli, con cicli di affreschi e molte volte il suo martirio è oggetto di sacre rappresentazioni. Secondo un’antica usanza, nella basilica della Nomentana, ogni anno il 21 gennaio, vengono benedetti due agnelli allevati da religiose; con la loro lana le benedettine di Santa Cecilia tessono le bianche stole dei patriarchi e dei metropoliti cattolici, che vengono benedetti dal papa la sera del 28 giugno sulla tomba di san Pietro.

Agnese si festeggia il 21 gennaio: è patrona delle giovani, protettrice della castità, dei giardinieri, degli ortolani. Un’ultima curiosità. A livello letterario è una figura importante del romanzo Fabiola di Nicholas Wiseman, di cui si ricorda la trasposizione cinematografica realizzata da Alessandro Blasetti nel 1949.

Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. E' cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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