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9 settembre: San Pietro Claver, sacerdote catalano

Pietro Claver nasce a Verdù, a pochi chilometri da Barcellona, il 25 giugno 1580. Figlio di un contadino della Catalogna, si laurea nell’Università di Barcellona ed entra nella Compagnia di Gesù dopo aver pronunciato i primi voti nel 1604. Tra il 1605 e il 1608 studia filosofia a Palma di Maiorca e viene ordinato sacerdote a Cartagena nel 1616 e, diventato missionario, presta le sue cure pastorali agli schiavi neri, deportati dall’Africa. Qui, infatti, sbarcano migliaia di schiavi, quasi tutti giovani: ma invecchiano e muoiono presto per la fatica e i maltrattamenti; e per l’abbandono quando sono invalidi.

Pietro Claver nasce a Verdù, a pochi chilometri da Barcellona, il 25 giugno 1580. entra nella Compagnia di Gesù dopo aver pronunciato i primi voti nel 1604. Tra il 1605 e il 1608 studia filosofia a Palma di Maiorca e viene ordinato sacerdote a Cartagena nel 1616 e, diventato missionario, presta le sue cure pastorali agli schiavi neri, deportati dall’Africa. Qui, infatti, sbarcano migliaia di schiavi, quasi tutti giovani: ma invecchiano e muoiono presto per la fatica e i maltrattamenti; e per l’abbandono quando sono invalidi.

Mentre gli schiavi stanno rinchiusi a Cartagena, aspettando di essere acquistati e destinati a differenti località, Claver li istruisce e li battezza. Nelle domeniche di Quaresima li riunisce, li interroga riguardo alle loro necessità e li difende contro i loro oppressori. Questo lavoro causa a Claver difficili prove. Ma i mercanti di schiavi non sono i suoi soli nemici.

Pietro è accusato di incauto zelo e di avere profanato i sacramenti, dandoli a creature che “a malapena possiedono un’anima”. Le donne della buona società di Cartagena si rifiutano di entrare nelle chiese dove Claver ha riunito i suoi “negri”. I suoi superiori sono sovente influenzati dalle molte critiche che arrivano ai loro orecchi. Nondimeno Claver continua la sua missione, accettando tutte le umiliazioni e aggiungendo penitenze rigorose alle sue opere di carità. Gli manca l’aiuto degli uomini, ma ritiene di avere forza da Dio.

Durante la sua vita battezza e istruisce nella fede più di 300 mila neri. Quando si ammala, sopravvive ma senza più forze, trascinandosi allo stesso modo dei vecchi schiavi. Deve sopportare i maltrattamenti del suo infermiere: un nero. Anche in queste cose bisogna scorgere la volontà di Dio. Muore a 74 anni e verrà canonizzato nel 1888, con Alfonso Rodriguez, il fratello portinaio di Maiorca. Verrà proclamato patrono delle missioni per i neri da Papa Leone XIII.  La sua festa si celebra il 9 settembre, il giorno successivo alla sua morte avvenuta nel 1654.

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Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. E' cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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