I dati ISTAT confermano che milioni di italiani conducono una vita sedentaria. Ecco quali sono i rischi per la salute, gli sport più praticati nelle diverse fasce d'età e perché il movimento resta il primo alleato della prevenzione.
L’Italia continua a fare i conti con un problema che riguarda milioni di cittadini: la mancanza di attività fisica. Nonostante negli ultimi anni si registri un leggero miglioramento, oltre 17 milioni di persone conducono ancora una vita sedentaria, rinunciando ai benefici che il movimento garantisce alla salute fisica e mentale.
Secondo gli ultimi dati ISTAT, nel 2025 il 30,8% degli italiani non ha praticato alcuna attività fisica nel tempo libero, mentre quasi un adulto su due è in eccesso di peso. A preoccupare è anche la situazione tra i più giovani: oltre un quarto dei bambini e degli adolescenti tra i 3 e i 17 anni risulta in sovrappeso o obeso, un dato che rischia di compromettere la salute futura di un’intera generazione.
L’esercizio fisico non rappresenta soltanto un modo per mantenersi in forma. Oggi è considerato uno dei più efficaci strumenti di prevenzione a disposizione della medicina.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda agli adulti e agli over 65 di dedicare almeno 150 minuti settimanali ad attività fisica moderata oppure 75 minuti ad attività intensa, distribuendoli nell’arco della settimana. Tradotto nella vita quotidiana significa camminare a passo sostenuto, andare in bicicletta, nuotare, correre o praticare uno sport con regolarità almeno due o tre volte a settimana.
Numerose ricerche scientifiche dimostrano che mantenersi attivi riduce sensibilmente il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ipertensione, obesità e molte forme tumorali, oltre a migliorare il benessere psicologico, il sonno e la qualità della vita.
Le preferenze sportive cambiano nel corso della vita, seguendo esigenze fisiche, impegni lavorativi e tempo libero disponibile.
Tra gli adolescenti dominano gli sport di squadra. Calcio e pallavolo restano le discipline più praticate, seguite da basket, nuoto, ginnastica artistica, atletica leggera e arti marziali. Negli ultimi anni stanno crescendo anche il padel, lo skateboard e gli sport urbani.
Con l’ingresso nell’università o nel mondo del lavoro aumenta l’interesse per attività più flessibili. Le palestre, il fitness, il bodybuilding, la corsa, il calcio a cinque, il padel e il nuoto sono tra le discipline più diffuse. Anche il ciclismo e il trekking registrano una crescita costante.
In questa fascia prevalgono sport che permettono di conciliare allenamento e impegni quotidiani. Fitness, corsa, ciclismo, padel, tennis e allenamento funzionale sono tra le attività più praticate. Cresce inoltre il numero di persone che scelgono yoga e pilates per migliorare postura e benessere generale.
Con l’avanzare dell’età aumenta l’attenzione alla salute. Molti scelgono camminata sportiva, ciclismo, nuoto, ginnastica dolce, tennis e trekking. L’obiettivo non è più soltanto la performance, ma mantenere un buon tono muscolare, proteggere le articolazioni e prevenire le malattie croniche.
Tra gli anziani l’attività più praticata è senza dubbio la camminata, seguita da ginnastica posturale, nuoto, acquagym, yoga, tai chi e ciclismo leggero. Sono discipline che migliorano equilibrio, coordinazione e forza muscolare, riducendo il rischio di cadute e favorendo l’autonomia.
La sedentarietà è oggi riconosciuta come uno dei principali fattori di rischio modificabili per numerose patologie. Chi non pratica almeno due o tre sessioni di attività fisica ogni settimana presenta una probabilità maggiore di sviluppare:
L’inattività incide anche sulla qualità della vita quotidiana, aumentando stanchezza, perdita di autonomia e difficoltà nello svolgimento delle normali attività.
Le conseguenze della sedentarietà non riguardano soltanto la salute individuale. Secondo le più recenti stime del rapporto TEHA, l’inattività fisica costa all’Italia circa 6,7 miliardi di euro ogni anno, considerando le spese sanitarie, la perdita di produttività e la gestione delle patologie correlate. Una cifra destinata ad aumentare se non verranno rafforzate le politiche di prevenzione e promozione dell’attività motoria.
Di questi temi si è discusso durante la Convention ISSA Europe, svoltasi il 3 e 4 luglio 2026 sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento europeo. Medici, professionisti dell’esercizio fisico e rappresentanti delle istituzioni hanno evidenziato come allenamento, prevenzione, neuroscienze e longevità stiano convergendo verso un modello integrato di salute.
Il messaggio emerso dall’incontro è chiaro: promuovere il movimento significa investire nel futuro del Paese. Rendere l’attività fisica parte della quotidianità, a scuola, sul lavoro e nel tempo libero, può contribuire a ridurre il numero delle malattie croniche, migliorare la qualità della vita e garantire una maggiore sostenibilità al Servizio sanitario nazionale.