INTERVISTEԑ PIEMONTEԑ TOP NEWS

Giovanni Santelli: “Vi racconto la dura lotta del personale sanitario all’ospedale Mauriziano”

Ieri la Protezione civile nel corso del consueto bollettino giornaliero ha evidenziato come per il quarto giorno consecutivo sia sceso il numero di nuovi contagi da Coronavirus in Italia. Mentre in Piemonte, come per altre regioni del Nord, la situazione è altalenante; come confermato dalle parole governatore Alberto Cirio: “I contagi da Coronavirus in Piemonte non sono più esponenziali ma progressivi, e questo i tecnici ci dicono che è positivo, perché c’è un aumento ma il tempo di raddoppio si è allungato. In qualche modo il contagio dà quindi i primi segni di rallentamento ma sono ancora segni sporadici, che non possono farci pensare che vediamo la luce, non la vediamo ancora.

Per raccontare in prima persona la drammatica situazione che il personale sanitario sta vivendo in questo momento abbiamo intervistato Giovanni Daniele Santelli, responsabile CISL FP dell’ospedale Mauriziano Umberto I di Torino, una tra le più importanti strutture ospedaliere del Piemonte.

Infermieri, medici e Oss sono i veri guerrieri in prima linea nella dura lotta contro il Coronavirus. Continuano a lavorare nonostante tutto, non si tirano indietro davanti a nulla, addirittura arrivano a fare turni disumani da 12 ore al giorno con reperibilità.”

Qual è la situazione al Mauriziano?

In questo momento abbiamo quasi tutti i reparti, compreso il pronto soccorso e i reparti di chirurgia, che sono stati adibiti in padiglioni Covid-19. Persino la sala operatoria. Inizialmente abbiamo pagato la mancanza di una procedura chiara che indicasse dove collocare i pazienti positivi. Ma il problema più rilevante è che tutto il personale continua ad infettarsi: soprattutto all’inizio dell’emergenza per non creare allarmismo, ne è andata di mezzo la sicurezza e sopratutto la salute dei lavoratori“.

personale medico Mauriziano
Personale sanitario dell’ospedale Mauriziano Umberto I – Torino (Facebook)

Da quel fatidico 11 marzo come è stata affrontata l’emergenza?

Nei primi giorni la situazione non era per niente chiara. Le disposizioni che ci venivano impartite dall’alto erano differenti di giorno in giorno, questo ha permesso che ci infettassimo l’un l’altro. Come se non bastasse mancavano i dispositivi di protezione personale: la prima settimana eravamo in seria difficoltà, perché era quasi impossibile reperirli.”

Quali sono state le misure prese dai vertici sanitari?

“Va denunciata la mancanza di chiarezza dall’alto: sono state impartite diverse direttive che cambiavano di giorno in giorno, questo ha fatto sì che gli operatori andassero in confusione perché se un giorno vigeva l’obbligo di indossare determinati dispositivi di protezione personale, il giorno successivo non erano più necessarie. Questo ha generato così tanta confusione e impreparazione che gli operatori si sono contagiati a vicenda.”

Fortunatamente col passare dei giorni la situazione è migliorata, ma rimane il fatto che i tamponi, fondamentali per il nostro settore, non sono stati effettuati al personale sanitario, permettendo una diffusione sempre più capillare del virus.

È l’unica cosa che non ha funzionato?

No, va evidenziato inoltre che all’inizio dell’emergenza è stato sottovalutato il ruolo fondamentale dello smart working. Un’iniziativa che avrebbe tutelato maggiormente il personale amministrativo e sopratutto avrebbe evitato lunghe code agli sportelli. Questa situazione potrebbe aver influito enormemente sulla diffusione del virus.

personale medico mauriziano

A tuo parere quale sarebbe stata la migliore soluzione da adottare in tutte le strutture ospedaliere?

Al momento è veramente difficile gestire questa pandemia, anche all’interno degli ospedali. A mio parere, dopo l’inizio dell’emergenza, alcune strutture ospedaliere si sarebbero dovute dedicare solo ed esclusivamente al Covid-19, mentre altri presidi avrebbero dovuto mantenere le proprie peculiarità e i propri reparti. In questo momento contenere la diffusione intraospedaliera è veramente complicato, soprattutto perché non vengono effettuati i tamponi a tutti i dipendenti, sia a quelli con assistenza diretta che indiretta sui pazienti.

Pensi anche tu che nell’effettuare i tamponi siano privilegiati alcuni personaggi famosi dimenticandosi del personale sanitario?

È sotto gli occhi di tutti che Vip dello spettacolo e dello sport riescano ad ottenere facilmente il test, mentre il personale sanitario nella maggior parte dei casi non riesce ad effettuarlo. La verità è che ci sono procedure troppo lunghe per farne richiesta. C’è una burocrazia troppo macchinosa che ci ostacola, che esiste solo ed esclusivamente per il personale sanitario e a quanto pare per i soliti noti no. Inoltre voglio sottolineare, sulla base di esperienze dirette dei miei colleghi, che una volta effettuato il test sono necessari più di tre giorni per ottenere risultato del tampone. Provate ad immaginare a quante persone in questo arco di tempo potrebbero essere contagiate.

In questo momento ci sarebbe bisogno dell’ausilio di nuovo personale medico e infermieristico?

Assolutamente sì, ci sarebbe bisogno si reclutare nuove figure Oss, infermieri e medici. Vorrei sottolineare che indossare i dispositivi di protezione personale per più di otto ore è una situazione davvero insostenibile. Le foto che sono circolate nei giorni scorsi su giornali e web, che mostrano medici e infermieri segnati sul volto è la sincera verità. Senza considerare che tali dispositivi, nella maggior parte dei casi, non permettono una corretta respirazione e spesso ci ritroviamo a lavorare col fiato corto.

Chi vi può aiutare nell’ottenimento di nuova forza lavoro?

Le risposte devono arrivare da Roma, ma c’è bisogno di snellire la burocrazia, in maniera tale che gli ospedali possano attingere dalle graduatorie velocemente. A mio parere sarebbe necessario che una volta contattato il diretto interessato deve essere operativo sul campo al massimo nel giro di uno o due giorni. Sopratutto perché dovrà iniziare il proprio percorso professionale dai reparti considerati “meno impegnativi”: un neolaureato per quanto preparato non può lavorare sin da subito nei reparti Covid-19, in quanto ci può lavorare solo il personale esperto.

Carlo Saccomando

Articoli Correlati