• 26 Settembre 2022
  • CULTURA

Human Library, quando le persone si trasformano in libri viventi

“È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.” Albert Einstein

Moltissime volte capita di giudicare una persona a prima vista, eppure, citando una frase che viene sentita spesso, non si dovrebbe mai giudicare un libro dalla sua copertina. E se per sfidare gli stereotipi, allontanare i pregiudizi, lottare contro ogni forma di discriminazione e promuovere il dialogo, le persone diventassero dei veri “libri”?

Si chiama Human Library, ovvero Biblioteca Umana, ed è un progetto nato nella primavera del 2000 a Copenaghen, in Danimarca. Un luogo in cui le persone diventano libri con lo scopo di affrontare i pregiudizi delle persone aiutandole ad ascoltare le esperienze di vita altrui.

Secondo alcune ricerche, si tratta di un progetto ideato dai fratelli Ronni e Dany Abergel ed un gruppo di giovani attivisti. Apparentemente sembra una comune biblioteca, ma la differenza sta nel fatto che non si leggono e non si prendono in prestito i libri, bensì le persone: una conversazione di circa trenta minuti con una persona che racconta la propria storia.

Ascoltare la storia degli altri senza pregiudizi

In altre parole, ogni persona presente avrà indosso un’etichetta con un titolo o una breve frase che sintetizza la propria storia – come: “il senzatetto”, “la nudista”, “persona affetta da disordini alimentari”, “ragazzo gay”, “il rifugiato”, “bipolare”, “ex tossicodipendente”, “genitore single”, etc. – e ogni lettore potrà scegliere quale “libro vivente” ascoltare, con la possibilità di porre delle domande in modo rispettoso e senza giudicare.

Questo progetto aiuta ad entrare in contatto con le altre persone comprendendone realtà diverse da quelle da noi conosciute o, talvolta, idealizzate. Un progetto che sembra aver riscontrato molto successo in più di 70 paesi nel mondo.

human library

Come funzionano le biblioteche umane?

In genere, i partecipanti a queste Human Library hanno a disposizione un vero e proprio catalogo tra cui scegliere le proprie letture. Un catalogo composto da volti di persone, ciascuno accompagnato da una caratteristica che lo contraddistingue: c’è chi soffre di disturbi alimentari, chi di autismo, chi è cieco, chi ha subìto molestie, chi è rifugiato, chi è disoccupato, e altri ancora che desiderano raccontare la propria esperienza, la propria storia.

Il lettore (o meglio, l’ascoltatore) sceglie il titolo e si accomoda in uno spazio riservato e idoneo con il libro vivente (o narratore), ascoltando incuriosito la sua storia ed affrontando il tema senza alcuna barriera per circa una mezz’ora.

L’ascoltatore potrà inoltre porre delle domande per poter capire meglio e poter, in questo modo, affrontare i propri pregiudizi; tra l’altro, così facendo questo passerà da un ruolo passivo ad uno attivo. Gli è consentito fare anche delle domande dirette e “scomode”, purché sempre nel rispetto della persona che si ha di fronte.

Mezz’ora di incontro nel quale è possibile fare domande, anche scomode, ma nel rispetto di chi si ha di fronte

Secondo alcune ricerche, è importante sapere che, prima di ogni conversazione, i volontari della Human Library pronunciano i “Diritti del libro e del lettore” di fronte ai partecipanti. Vale a dire che il libro vivente ha il diritto a non rispondere a determinate domande ed entrambe le parti hanno la possibilità di interrompere la conversazione in qualunque momento.

Mentre per quanto riguarda la durata della conversazione di 30 minuti, secondo alcuni il tempo potrebbe sembrare eccessivamente ridotto, ma questa iniziativa non si propone di favorire un legame tra persone che la pensano in modo differente, vuole piuttosto essere una scorciatoia che permette ai partecipanti di porre delle domande senza filtri a qualcuno che avverte come “diverso”. Questa tempistica sembra essere comunque sufficiente a far sorgere dei quesiti interessanti e a scatenare delle reazioni nel lettore-ascoltatore.

Infine, per ciò che concerne i titoli, alcuni si sono domandati se l’utilizzo di alcuni “titoli pregiudizievoli” non ostacolassero l’avvicinamento tra lettore e libro vivente, ma questi pare siano stati studiati per mostrare con chiarezza l’argomento della conversazione che si sarebbe svolta e per provocare e suscitare reazioni alle persone interessate. L’esito sperato è quello di ottenere che il lettore, a fine conversazione, consideri l’etichetta irrilevante.

Conclusioni

La Human Library è un’organizzazione no profit che permette, mediante i ruoli di lettore e di libro vivente, di affrontare e ridurre i pregiudizi, promuovere il dialogo tra le persone e favorirne la comprensione reciproca.

Lo scopo delle Human Library è, infatti, quello di contribuire a creare una società fatta di integrazione ed inclusione attraverso la conoscenza e la valorizzazione delle differenze religiose, culturali, sessuali, etniche e sociali.

Secondo uno dei direttori della Human Library UK, lo scopo principale del progetto è infatti quello di “cambiare le percezioni pregiudiziali che la società ha di alcune categorie. Si tratta di un movimento provocatorio che vuole portare la gente fuori dalla propria comfort-zone, invitandola a parlare con qualcuno con cui il confronto costituisce una sfida”.

Dal 2003 la Human Library è stata inoltre riconosciuta dal Consiglio d’Europa come buona prassi perché favorisce la comprensione, e come tale incoraggiata.

Si tratta di un ottimo modo per conoscere nuove realtà e nuove persone, affrontando la paura del diverso ed apprezzandone il valore. E, sulla scia del successo di questa iniziativa danese, anche in Italia – così come nel resto del mondo – sono nate in questi ultimi anni tantissime iniziative analoghe.

Per maggiori informazioni e/o per candidarsi come libro vivente, per condividere la propria interessante esperienza purché in linea con gli obiettivi di Human Library Organization, è possibile rivolgersi alle sedi delle varie biblioteche umane presenti nel mondo. Mentre per quanto riguarda il nostro Paese è possibile consultare il sito internet Biblioteca Vivente.

Valeria Glaray

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Valeria Glaray

Laureata in Servizio Sociale ed iscritta alla sezione B dell’Albo degli Assistenti Sociali della Regione Piemonte. Ha un particolare interesse per gli argomenti relativi alla psicologia motivazionale e per le pratiche terapeutiche di medicina complementare ed alternativa. Amante degli animali e della natura.

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