• 24 Settembre 2021
  • FATTI

La strage di via D’Amelio: 29 anni fa moriva il giudice Borsellino

Era il 1992: Paolo Borsellino e la sua scorta morivano dopo solo 57 giorni dalla Strage di Capaci.

Tutto sembrava nella norma – così racconta l’agente Antonino Vullo, l’unico sopravvissuto in quel giorno a Palermo – quando il giudice Borsellino trovava la morte assieme agli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Se l’aspettava, Paolo Borsellino, il suo sguardo si era incupito negli ultimi giorni perché sapeva bene quanto fossero importanti le sue indagini e dopo la morte del giudice ed amico Giovanni Falcone ripeteva in continuazione che sarebbe toccato a lui. Ma questo non fermò affatto il suo lavoro che, al contrario, prese ad accelerare perché la volontà di trovare il bandolo della matassa era fortissima.

L’auto che fece saltare in aria Paolo Borsellino e la sua scorta era una Fiat 126, color amaranto, appena rubata e riempita con esplosivo – 50 chili di Semtex-H, volgare tritolo – e li aspettava sotto casa della madre del magistrato. L’unico superstite racconta che Borsellino ed i colleghi erano scesi mentre lui stava facendo manovra per parcheggiare l’auto ed è allora che ha visto una fiammata, sentito un rumore assordante accompagnato da un’onda d’urto che l’ha spostato dal sedile di guida.

Tutto sembrava tranquillo, niente presagiva ad una situazione del genere. “Non so nemmeno come ho fatto a scendere dall’auto” – racconta Antonino Vullo – “Attorno a me c’erano brandelli di carne umana sparsi dappertutto“.

Paolo Borsellino
Paolo Borsellino

Non vogliamo, anzi non dobbiamo e non possiamo dimenticare

Sono passati 29 anni ma la ferita pulsa ancora: oggi si celebrano commemorazioni non solo a Palermo, in ricordo di un uomo che non era solo un giudice ma “una persona coraggiosa, scrupolosa e con un forte senso dello Stato“. Il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli si esprime così il suo cordoglio, in ricordo di quella strage, a soli 57 giorni da quella avvenuta a Capaci, dove perse la vita un altro uomo di grande spessore, il magistrato Giovanni Falcone, amico di Borsellino e come lui esempio di grande virtù ed impegno.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha comunicato forte indignazione per la mancanza, ad oggi, della verità e per i depistaggi che non l’hanno ancora portata a galla. “Facciamo memoria per affermare verità, giustizia e legalità dei diritti“.

Ed è con una mano sul cuore che ricordiamo il video messaggio inviato in occasione del convegno ‘Il tempo che verrà tra memoria e futuro‘, per le celebrazioni in ricordo del 29esimo anniversario della strage di via d’Amelio. “Borsellino era un giudice con un forte senso dello Stato – dice Sassoli – è stato un magistrato scrupoloso, coraggioso nell’applicazione della legge, un esempio di come si deve amministrare la giustizia. Dunque, ricordare le stragi di mafia del ’92 vuol dire non solo fare memoria di quanto è accaduto ma anche valorizzare l’esempio di professionalità straordinaria e di umanità di questi servitori dello Stato. Entrambi erano animati da alti principi etico-morali, due persone che amavano la vita, consapevoli dei rischi che correvano e che hanno svolto con onore il loro servizio. Le loro strategie investigative e il loro metodo di lavoro continuano a rappresentare un modello virtuoso, un punto di forza nella lotta alla criminalità organizzata“.

All’evento ha partecipato anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che ha espresso “indignazione per i troppi depistaggi di Stato. Facciamo memoria per affermare verità, giustizia e legalità dei diritti“.

Oggi, come 29 anni fa, siamo ancor atterriti dall’accaduto e non possiamo fare a meno di ricordare con immutata commozione il valore della giustizia, dell’impegno di uomini che han perso la vita svolgendo il proprio lavoro con abnegazione, in nome del proprio Paese, portandoci verso la consapevolezza di quanto sia importante portare avanti la loro dedizione volta a sradicare definitivamente il potere della mafia.

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Cristina Baron

Nata a Brescia, a 18 anni mi sono trasferita a Londra per un periodo. Al ritorno ho conseguito a Milano la laurea in Scienze Politiche con indirizzo internazionale pubblicistico. Vivo a Torino da 30 anni ed ho un figlio. Mi sono sempre occupata di scrittura anche ricoprendo ruoli imprenditoriali. Ho scritto e pubblicato due romanzi e ne ho altri nel cassetto. Il mio lavoro, la mia vita sono da sempre accompagnati da incessante curiosità ed inguaribile passione.

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