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Le sardine puntano il dito contro la movida e fanno appello alla respondabilità

Durante la Fase 1 dell’emergenza Coronavirus il movimento delle sardine non è stato sotto le luci della ribalta come nei mesi precedenti alla pandemia. Sicuramente la situazione è da imputare in parte al lockdown, che ha privato il movimento delle manifestazioni e delle aggregazioni che come si può intuire sono dalla sua nascita una delle componenti imprescindibili che caratterizza il gruppo fondato dai quattro moschettieri Giulia, Andrea, Roberto e Mattia.

Senza dimenticare la polemica scatenata a inizio febbraio dopo la diffusione di una foto scattata a Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione fondato dalla famiglia Benetton, in compagnia di Oliviero Toscani, nel bel mezzo del dibattito sulle concessioni autostradali. Evento che ha indubbiamente fatto calare i consensi e le simpatie nei confronti delle sardine.

Il movimento ieri sera è tornato alla carica sui social, tra gli habitat più congeniali, e si è scagliato contro le immagini della movida nel primo weekend con assembramenti non controllati, soprattutto da parte dei giovani. Dalla loro pagina Facebook le sardine hanno tuonato: “Dalla Lombardia alla Sicilia in questo weekend si è assistito spesso a comportamenti scellerati, di giovani e non, alla ricerca di una tanto agognata normalità.

Alcuni Sindaci hanno dovuto porre dei limiti alla ripresa delle attività di bar, pub e locali pubblici. – aggiungono nel post – Una contromisura necessaria per evitare il rischio di un possibile aumento del contagio e così i commercianti dovranno sottostare a ulteriori restrizioni, mettendo a repentaglio la propria attività lavorativa.

Inoltre non passano inosservate atteggiamenti come strette di mano, abbracci, baci, drink condivisi e distanze minime di sicurezza non rispettate, senza dimenticare l’uso inappropriato delle mascherine spesso portate al mento, al collo, in mano se non addirittura in tasca, un atteggiamento talmente menefreghista da renderle quasi un ornamento superfluo, come una borsetta, invece che un dispositivo di protezione personale.

Non è moralismo, è responsabilità” è il monito lanciato dal gruppo. L’attenzione è rivolta sopratutto ai nostri cari, sopratutto ai più anziani e a quelli più deboli (con importanti patologie alle spalle). Il grido d’allarme di cui si fanno portatori è quello riguardante il ritorno alla normalità, che specificano “non tornerà subito“.

L’orrenda verità, afferma il movimento, è che in questa situazione di emergenza dovremmo vivere ancora per molto tempo: “Lo stare insieme dovrà sottostare a barriere fisiche, dolorose ma necessarie perché è attraverso esse che preserviamo la nostra comunità.

Carlo Saccomando

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