• 26 Settembre 2022
  • AMBIENTE

L’impresa quotidiana dell’imprenditore

Fare l’imprenditore non è proprio semplice e men che meno lo è oggi mentre le economie di tutti i Paesi cambiano rotta verso lidi sostenibili: per navigare in queste acque occorre avere al timone marinai attenti e lungimiranti. Vediamo perché.

Anzitutto al moderno imprenditore servono idee innovative che siano in linea con gli attuali principi virtuosi di “governance”. In seconda battuta, ma non per minore importanza, occorrono le risorse (tempo e denaro su tutte) per poter mettere in pratica i nuovi progetti.

Ciò senza perdere di vista la bussola dell’ordinaria amministrazione aziendale che è quotidiana ed è fatta comunque di strategie e marketing, di contratti e scadenze e soprattutto di costi, dalle forniture alla gestione: ad esempio i recenti aumenti delle utenze, lo abbiamo visto e sentito, costituiscono una vera spina nel fianco per le finanze aziendali.

Ambiente e impresa: un rapporto inscindibile

Un esame sommario delle difficoltà ordinarie di ogni imprenditore non deve però trarre in inganno il lettore. I problemi, per chi fa impresa, sono tutt’altro che finiti.

Negli ultimi anni si è parlato molto di sviluppo sostenibile e di economia circolare (le cui nozioni risalgono comunque al secolo scorso, cfr. l’articolo del 13 giugno 2022 di questa rubrica) e l’economia mondiale sta cambiando, in parte è già cambiata, in ragione di queste nuove tendenze.

Per essere imprenditori oggi è necessario, anzi è obbligatorio, avere un occhio di riguardo soprattutto per l’ambiente.

L’evoluzione del rating aziendale

Fino a pochi anni fa l’imprenditore medio, italiano e non, aveva come unico obiettivo quello del benessere societario. In poche parole, l’unica informazione utile per definire lo stato di salute di un’impresa era quella relativa ai conti e al bilancio; il dato finanziario positivo costituiva indice di serietà e vitalità, quello negativo lasciava trasparire inaffidabilità e insicurezza.

Nel corso del tempo però, come si è anticipato, il concetto di “fare impresa” si è evoluto adattandosi alle nuove esigenze di tutela ambientale e sociale.

Ed ecco come l’imprenditore che prima era concentrato solo ad ottimizzare il proprio bilancio d’esercizio, si ritrova un po’ improvvisamente catapultato sotto la lente di ingrandimento di una serie di soggetti, osservatori interni ed esterni, pronti a valutare la condotta virtuosa o meno dell’impresa.

Nasce così il concetto di responsabilità sociale dell’impresa.

La responsabilità sociale dell’impresa e l’impatto sulla produttività della stessa

Il Libro Verde della Commissione Europea del 18 luglio 2001 ha fornito una importante definizione di responsabilità sociale delle imprese intesa come “l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate” evidenziando come vi sia una stretta correlazione tra l’adozione da parte dell’imprenditore di strategie ecologicamente e socialmente responsabili ed una maggiore produttività dell’impresa.

Un imprenditore accorto non deve quindi più tralasciare tutti quegli aspetti che comportino il raggiungimento di un miglioramento ambientale e sociale, diretto o indiretto, e farne puntuale rendiconto. A questo punto gli osservatori (c.d. “stakeholder”) recepiranno le informazioni e le valuteranno.

imprenditore

Il bilancio di sostenibilità

La Direttiva 2014/95/UE del 22 ottobre 2014 (“Non Financial Reporting Directive, NFRD”) ha imposto l’obbligo per alcune categorie di imprese (segnatamente quelle di grandi dimensioni con almeno 500 dipendenti occupati in media durante l’esercizio) di elaborare una dichiarazione consolidata di carattere non finanziario contenente almeno informazioni ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva in misura necessaria alla comprensione dell’andamento del gruppo, dei suoi risultati, della sua situazione e dell’impatto della sua attività.

Fu questo il primo passo verso l’idea di un vero e proprio bilancio di sostenibilità.

Sulla scorta dei buoni risultati conseguiti il 21 aprile 2021 la Commissione Europea ha pertanto adottato una proposta di revisione della precedente Direttiva NFRD con l’obiettivo di estendere la platea degli obbligati a rendicontare i dati non finanziari.

Tale ultima proposta ha visto nel luglio 2022 l’approvazione politica anche da parte del Consiglio e del Parlamento Europeo e la sua entrata in vigore pare essere ormai questione di poco tempo.

L’estensione dell’obbligo di rendicontazione

La nuova Direttiva (“Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD”) introdurrà nuovi requisiti e nuovi criteri di valutazione dei dati non finanziari e una certificazione per la rendicontazione della sostenibilità che renderà più agevole la pubblicazione e l’esame dei dati.

La principale novità però, come anticipato, è rappresentata dal fatto che i precetti della novella comunitaria diverranno obbligatori, con termini diversi, per un numero molto più elevato di soggetti ovvero:

  • Per le società già soggette alla Direttiva NFRD a partire dall’1 gennaio 2024;
  • Per le grandi società (con più di 250 dipendenti, un fatturato superiore a € 50 milioni e un bilancio annuo superiore a € 43 milioni) che non sono attualmente soggette alla Direttiva NFRD a partire dall’1 gennaio 2025;
  • Per le PMI quotate dal 1° gennaio 2026.

È un’impresa fare impresa!

Stefano Fioramonti
Avvocato – Giurista Ambientale

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