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Milan, porte girevoli: l’arrivo di Maignan sancisce l’addio di Donnarumma?

Non sarà struggente come l’addio di Shevchenko del 2006 o quello di Kaká del 2009 ma poco ci manca. Sembra essere giunta definitivamente ai titoli di coda la storia tra Gianluigi Donnarumma e il Milan, dopo mesi di silenzi (da parte del giocatore) e di richieste astronomiche fatte trapelare ad arte dallo staff del suo procuratore Mino Raiola.

A far propendere per la fine di un rapporto cominciato nel 2013, prima nel vivaio e dal 2015 con l’esordio in prima squadra, è la notizia dell’approdo a Milano di Mike Maignan, estremo difensore francese proveniente dal Lille, squadra neocampione di Francia, da cui da tempo erano puntati i radar rossoneri.

Chi è Mike Maignan?

Il portierone transalpino, che compirà 26 anni il prossimo 3 luglio, è atterrato questa mattina intorno alle 9 all’aeroporto di Linate e poco dopo si è presentato alla clinica La Madonnina per sostenere le visite mediche di rito. Una volta attestata l’idoneità fisica si dirigerà nella sede di via Aldo Rossi 8 per apporre la fatidica firma sul contratto. A quanto trapela dovrebbe siglare un accordo che lo legherà ai colori rossoneri per i prossimi cinque anni per una cifra intorno ai 2,5 milioni più bonus a stagione . Il prezzo del cartellino dovrebbe aggirarsi intorno ai 15 milioni di euro.

Nato a Cayenne, in Guyana francese, Maignan vanta delle origini haitiane (da parte della madre), mentre non ha mai avuto modo di conoscere il padre. Cresciuto in un quartiere difficile di Villiers-le-Bel, piccolo comune vicino Parigi, muove i primi passi nel calcio nel ruolo di centrocampista. In seguito uno dei suoi primi allenatori, Romain Damiano, nota le potenzialità nel ruolo di estremo difensore e lo sposta in porta: una mossa che si rivelerà vincente e che gli permetterà di essere notato dagli osservatori del Paris Saint Germain, club nel quale passerà tutta la trafila delle giovanili a partire dal 2009 fino al 2015.

Compagno di squadra nell’under 17 di futuri campioni del calibro di Rabiot (Juventus) e Kimpembé (Psg), con i quali vincerà un campionato giovanile, fu più volte aggregato alla prima squadra ma non riuscì mai a esordire tra i professionisti chiuso da colleghi più esperti come Sirigu e Areola. Nel 2015 la decisione di approdare al Lille, del quale divenne portiere titolare a partire dalla stagione 2017/18: 145 le presenze in Ligue 1 distribuite in sei stagioni, con una media spaccata di un gol subito a partita (145 reti subite in 145 match). Mentre considerando coppe nazionali ed europee sono 176 le gare disputate nelle quali ha subito 194 reti.

Mike Maignan
Mike Maignan, prossimo sostituto di Donnarumma (Twitter)

L’erede in nazionale di Hugo Lloris

Per quanto venga giudicato da tutti l’erede in nazionale di Hugo Lloris, portiere 34enne del Tottenham, e nonostante le numerose convocazioni Maignan vanta una sola presenza con i galletti: ha esordito il 7 ottobre 2020 nell’amichevole tra Francia e Ucraina disputata allo Stade de France di Saint-Denis. In quel match, terminato 7-1 per i padroni di casa, è subentrato al 46esimo ed ha subito un gol. Mike fa parte dell’elenco dei 26 giocatori convocati dal Ct Didier Deschamps per i prossimi Europei di calcio.

France Football lo ha eletto miglior portiere della stagione 2020/21 in Ligue 1

Molto probabilmente il ‘quasi’ neoacquisto del Milan non sarà titolare ad Euro 2020, ma dopo l’ottima annata col Lille ha avuto la soddisfazione di essere eletto dai lettori di France Football come il miglior portiere della stagione appena conclusa: 23 i gol subiti in 38 gare, con una media di 0,6 reti subite a match e 21 le partite nelle quali ha mantenuto la porta inviolata (cleen sheets). Numeri che hanno convinto in tempi non sospetti Maldini e Massara a puntare tutto sul talento transalpino.

Gigio Donnarumma, una bella storia d’amore sportivo finita male

A questo punto viene spontaneo pensare: come è possibile che una straordinaria storia di calcio come quella di Gigio Donnarumma possa finire così tristemente? Quell’avventura cominciata nel 2013 quando appena quattordicenne venne prelevato dal club Napoli di Castellammare di Stabia, pagato 250mila euro, e portato al Milan, la squadra del suo cuore. Nel giro di due anni si affermerà come uno tra i migliori giovani portieri del panorama italiano e il 25 ottobre 2015, grazie all’intuizione e al coraggio di Siniša Mihajlović, farà il suo esordio nel massimo campionato italiano: a 16 anni e 8 mesi, è il secondo più giovane portiere milanista a esordire in Serie A, dietro solo a Giuseppe Sacchi (all’esordio più giovane di 13 giorni).

Mino Raiola nei panni del burattinaio di Gigio Donnarumma
Mino Raiola nei panni del burattinaio di Gigio Donnarumma (Twitter)

Mino Raiola tra i principali protagonisti del divorzio tra Donnarumma e il Milan

Nessuno tra i tifosi rossoneri e i cosiddetti ‘romantici’ del calcio si sarebbero mai auguratio un finale del genere, ma a questo punto della storia i motivi per i quali la separazione è avvenuta sono chiari: in primis la frattura insanabile tra Mino Raiola e il club. Il superprocuratore pretendeva che il suo assistito firmasse un nuovo contratto a 10-12 milioni di euro a stagione per un lasso di tempo abbastanza ridotto, tra i 2 e i 3 anni, con la richiesta di inserire una clausola di rescissione abbastanza abbordabile, tra i 20 e i 30 milioni di euro, per potersi liberare agevolmente nel caso lui e il suo assistito avessero voluto cambiare aria. Come se non bastasse pretendeva una commissione di 20 milioni di euro.

Condizioni inaccettabili per la dirigenza rossonera, che ha giudicato le richieste del procuratore troppo eccessive. Anzi per dirla in parole povere si è sentita vittima di un vero e proprio ricatto. La sensazione diffusa in via Aldo Rossi è che se fosse stata accettata l’enesima proposta shock di Raiola il club avrebbe continuato ad essere sotto scacco e subire le angherie perpetuate per anni dall’agente originario di Nocera inferiore. Dal canto suo il Milan avrebbe voluto siglare con Gigio un contratto quinquennale a 8 milioni a stagione e al massimo riconoscere un piccolo indennizzo al procuratore, mentre 20 milioni sono considerate alla stregua dello strozzinaggio.

Non è da un calcio di rigore che si giudica un calciatore, ma dall’avidità sì

Un altro particolare che non è andato giù alla dirigenza rossonera è che Gigio non si sia mai esposto in prima persona. Sarebbe bastata una dichiarazione pubblica per dichiarare il suo amore al Milan e la volontà di rimanere a prescindere dalle condizioni economiche (8 milioni non sono bruscolini), ma il 22enne non ha mai voluto proferir parola. Campioni come Totti, Maldini, Baresi, Del Piero, Javier Zanetti e Antonio Di Natale, solo per citarne alcuni, hanno rinunciato alle lusinghe dei grandi club, italiani de esteri, e ad ingaggi faraonici per rimanere nella squadra del loro cuore. Mentre il portiere della Nazionale sembra sia stato traviato dal suo agente e abbia messo il portafoglio davanti al cuore.

Anche se per dovere di cronaca va ammesso che Gigio ha sempre dato il massimo in campo ed è stato tra i protagonisti indiscussi della qualificazione in Champions, che mancava ormai da 7 sette anni.

Paolo Maldini, direttore tecnico del Milan
Paolo Maldini, direttore tecnico del Milan (Twitter)

Le grandi istituzioni del calcio responsabili dell’ascesa dei procuratori

Infine una situazione che non può essere accettata in alcun modo è che un procuratore sia il principale responsabile dell’ingente perdita economica di un club. Il valore di Donnarumma è stimato in circa 60 milioni di euro, ma l’ostruzionismo di Raiola degli ultimi anni ha reso impossibile la vendita del giovane portiere, per quanto vendere il portiere è sempre stata considerata l’ultima opzione. Ma una società di calcio necessita di ingenti risorse economiche e quando un giocatore vuole essere ceduto non si può far altro che accontentarlo, a condizione di non depauperare il patrimonio economico che questo rappresenta. Fifa e Uefa, senza dimenticare Lega Calcio e FIGC, non sono mai intervenute su questioni di questo genere, autorizzando di fatto ricatti come questo.

A questo punto è lecito chiedersi: è possibile che un procuratore percepisca 20 milioni alla firma di un contratto da parte del proprio assistito mentre un club che ha cresciuto professionalmente e umanamente un giocatore non guadagni nulla? Quando si parla di ‘fair play finanziario’ dinamiche del genere non influiscono sui bilanci delle società? È giusto continuare a percorrere questa strada o sarebbe il caso di cambiare direzione?

Sarà un addio definitivo o solo un arrivederci?

Non sarà sicuramente un addio come quello di Shevchenko o Kaká, senza dimenticare quelli di Gullit, Donadoni, Boateng e Balotelli, ma qualcuno si augura che Donnarumma tra qualche anno possa pensare di aver commesso qualche errore di valutazione e proprio come l’attaccante ucraino e il trequartista brasiliano possa tornare per una seconda volta a vestire la maglia rossonera. A patto che la ‘minestra riscaldata’ questa volta funzioni a dovere, come è riuscito solamente all’unico e inimitabile Zlatan Ibrahimovic.

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