• 26 Settembre 2022
  • SCUOLA

Scuola, gli esami di Stato e la lettera dei saggi del Gruppo di Firenze

Nei giorni scorsi un gruppo di noti e qualificati docenti ed intellettuali , che partecipano al Gruppo di Firenze – un organismo che da oltre 15 anni si occupa di scuola – riflettendo sulle tematiche dell’istruzione, ha inviato al Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi una lettera per invitarlo a introdurre di nuovo le prove scritte nell’esame di maturità. Riprendo il documento e faccio qualche considerazione.

L’antefatto e la lettera

Il ministro Patrizio Bianchi, qualche settimana fa in un’intervista, interrogato sugli esami di maturità del corrente anno scolastico, ha sostanzialmente fatto capire che, perdurando l’attuale situazione di pandemia, è opportuno “mettere i ragazzi e le ragazze in condizioni di sicurezza”. Una precisazione che ha lasciato intendere la sua ferma volontà di mantenere in essere le procedure usate nel passato anno scolastico.

Bianchi infatti è convinto che il colloquio di maturità, come è stato realizzato, ha dato esito positivo, tenuto conto anche dello stato di particolare emergenza e che ha permesso agli interessati di chiudere il loro ciclo scolastico in modo serio e più che soddisfacente. Questa presa di posizione del ministro, che sappiamo dai tam-tam del palazzo di Trastevere, non è condivisa in modo uniforme da tutti i dirigenti ministeriali, ha suscitato a livello di opinione pubblica non solo un interessante dibattito, con prese di posizione ovviamente a favore e contro, ma anche ha convinto alcuni studiosi, quelli del Gruppo di Firenze, a scrivere al ministro per invitarlo a reintrodurre le prove scritte negli esami di maturità.

Nella lettera, stringata e molto puntuale, giustificano questa loro richiesta asserendo che la reintroduzione delle precitate prove è nell’ “interesse dei ragazzi […] perché li spinge ad esercitarsi e a studiare anche affrontando quel tanto di ansia che conferma l’importanza di questo passaggio”. È anche “nell’interesse della collettività, alla quale è doveroso garantire che alla promozione corrisponda una reale preparazione”. Il tutto, e questo è abbastanza scontato ed ovvio, serve per “trasmettere un messaggio di serietà”.

esami scuola

Una considerazione di carattere metodologico

Premesso che la lettera, grazie anche alla fama di diversi sottoscrittori, ha suscitato molto interesse, ma soprattutto ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica un tema molto sentito, quello degli esami di maturità – e l’aver suscitato il dibattito è già di per sé un fatto molto positivo – diventano a mio avviso importanti alcune considerazioni, a cominciare da una di carattere generale.

Con il documento si chiede di reintrodurre delle prove scritte e – implicitamente ma non troppo – si ribadisce la necessità di dare agli esami il dovuto rigore e quindi la dovuta serietà. La richiesta, tra le altre cose, riveste il carattere d’urgenza e di conseguenza una immediata attuazione già nel corrente anno scolastico. Questo mi sembra eccessivo, perché ormai sono passati tre masi dal suo inizio. Si è spesso predicato che la correttezza nei rapporti sociali esige che le regole del gioco siano conosciute ed approvate prima dell’inizio del gioco stesso.

Non sto in questa sede a richiamare gli interventi ed i successivi principi stabiliti dalla giurisdizione amministrativa in materia di regole da inserire nei bandi. Ritengo invece in questa sede utile ribadire che non è corretto pensare di introdurre delle nuove regole – nel nostro caso le prove scritte – quando l’anno ormai non solo è stato avviato, ma è di fatto in piena corsa. Poiché, tra l’altro, la situazione attuale non è molto diversa da quella che ha prodotto la precedente normativa degli esami di stato, non vedo il motivo di cambiare gli esami di stato quest’anno. Tutto può essere impostato per gli anni successivi a questo.

Aggiungo anche che una scelta, fatta ora, che produca lo spostamento all’anno prossimo, è un atto educativo da non sottovalutare. In altre parole la scuola, con il suo comportamento, offrirebbe un importante esempio di condotta ai giovani, invitandoli a riflettere sull’importanza di stabilire le regole di condotta prima dell’inizio del periodo in cui vanno applicate. Ritengo infatti che non ha senso che nelle aule universitarie di giurisprudenza ai futuri giuristi si insegni la correttezza procedurale e poi le istituzioni, nella fattispecie il Ministero dell’Istruzione, procedano violando principi accademicamente insegnati.

Qualche altra considerazione nel merito

Pur accettando le provocazioni della lettera, mi sento di fare una sottolineatura. È verissimo che l’esame di Stato – non a caso ha un nome altisonante – sia una prova impegnativa, che ha sempre fatto perdere qualche notte di sonno, soprattutto agli studenti più seri, sensibili e preparati, ma tutto questo non è sufficiente a certificare la serietà di un piano di studi quasi sempre quinquennale. La serietà della scuola deriva da un percorso di studi in grado di garantire la formazione personale e professionale delle studentesse e degli studenti.

Sono personalmente convinto che una preparazione è seria quando si basa su insegnamenti trasmessi in modo approfondito da docenti che hanno una conoscenza non solo dei contenuti, ma anche delle metodologie didattiche. Certo, le prove scritte possono servire alla verifica di questa preparazione. Ma il superamento dell’esame finale, compreso anche di verifiche scritte, non rappresenta una garanzia di maturità degli esaminandi.

I processi di verifica di questa maturità sono più complessi e richiedono anche delle competenze valutative, che non sempre esistono. La scuola – e sotto questo punto di vista condivido il pensiero del ministro – ha bisogno di interventi molto più articolati per garantire a chi nella scuola opera la preparazione necessaria.

Desidero anche fare un’ulteriore riflessione sugli esami di Stato. Non è un pacchetto di prove che è in grado di certificare la preparazione di una alunna o di un alunno. La valutazione di una preparazione richiede un esame di tutto un percorso di studi. La prova finale mette in evidenza solo una parte di quanto è stato acquisito in tutto il periodo scolastico. Bene ha fatto il Ministero a introdurre dei meccanismi che permettono di arrivare alla votazione finale, tenendo conto dei risultati pregressi.

Aggiungo un’ ulteriore sintetica ed ultima considerazione. Gli uffici ministeriali, in questi anni, hanno lavorato parecchio anche per tenere in giusto conto una serie di indicazioni politiche espresse dai vari ministri che si sono succeduti in via Trastevere. Hanno elaborato una serie di documenti, molti dei quali sono finiti nella direttiva da applicare nelle procedure per gli esami di stato.

Grazie a questo lavoro le valutazioni delle commissioni esaminatrici sono uscite dalla discrezionalità dei commissari esaminatori per entrare nell’area della certezza, perché le prove sono valutate non più in base alle “sensibilità” dei commissari, ma in base ad elementi certi stabiliti a livello centrale e conosciuti prima delle prove pure dai candidati. Anche questo è un modo per rendere molto più serie le prove e per invogliare le studentesse e gli studenti ad usare la stessa serietà.

Prof. Franco Peretti
Esperto di metodologie formative

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Franco Peretti

Professore ed esperto di diritto europeo

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