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Mondo di Mezzo, confiscati beni per 27 milioni di euro

I beni sequestrati erano riconducibili a Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e altri personaggi già arrestati nel dicembre del 2014.

Il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma ha confiscato definitivamente beni riconducibili, direttamente o indirettamente, ad alcuni imputati del maxiprocesso al ‘Mondo di Mezzo‘. Il provvedimento riguarda tra gli altri anche personaggi di spicco nella vicenda del calibro di Massimo Carminati, scarcerato lo scorso 16 giugno, e Salvatore Buzzi.

Il valore complessivo della confisca è di circa 27 milioni di euro. Tra i beni sono presenti 13 unità immobiliari e un terreno a Roma e in provincia; 13 automezzi e 69 opere d’arte realizzate da importanti esponenti della scena artistica della seconda metà del XX secolo (Pop Art, Nouveau Réalisme, Futurismo e Surrealismo).

A Carminati sono state confiscate, tra le altre, la villa di Sacrofano e opere d’arte per un valore stimato di oltre 10 milioni di euro. Un’altra villa, nella stessa località, è stata affidata in comodato d’uso gratuito, per vent’anni, all’A.S.L. Roma 4 per la realizzazione di una importante struttura sociosanitaria per aiutare le famiglie di pazienti con autismo. Mentre a Buzzi sono state sequestrati due immobili a Roma, nonché alle quote e il patrimonio di due società, per un valore stimato di oltre 2,6 milioni di euro.

mondo di mezzo

I beni sequestrati erano nella disponibilità di personaggi già noti alle forze dell’ordine come Riccardo Brugia, secondo gli inquirenti braccio destro di Carminati, Roberto Lacopo, Agostino Gaglianone, Fabio Gaudenzi, Cristiano Guarnera e Giovanni De Carlo, tutti arrestati nel dicembre del 2014 nell’ambito della prima operazione dell’inchiesta della Procura di Roma.

In una nota la Guardia di Finanza fa sapere che la confisca rappresenta l’epilogo delle indagini patrimoniali svolte nei confronti degli indagati e dei loro “prestanome”, delegate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria ai sensi del “Codice antimafia”.

Gli specialisti del Gico “hanno ricostruito il “curriculum criminale” dei proposti, accertando la sussistenza dei requisiti di “pericolosità sociale” e della rilevante sproporzione tra i redditi dichiarati e i patrimoni accumulati nel tempo, necessari affinché il Tribunale capitolino emettesse vari decreti di sequestro, su richiesta della Procura della Repubblica, eseguiti a partire dalla fine del 2014″.

Carlo Saccomando

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