• 4 Dicembre 2022
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Genitori e figli amici: perché è importante rispettare i propri ruoli?

È meglio essere dei genitori austeri e autoritari oppure dei genitori amici dei propri figli? È un dibattito molto aperto, ma secondo gli esperti la risposta è semplice: nessuna delle due.

La relazione tra genitori e figli si basa, da sempre, su una differenza: la presenza di una persona adulta, la quale dovrebbe avere le giuste competenze, si assume delle responsabilità e agisce in base all’esame di realtà presente e futura, e dalla presenza di un minore, che ha bisogno di essere aiutato ad orientarsi, ad apprendere, ad acquisire gli strumenti necessari, ad essere contenuto ed accompagnato nel suo percorso di vita.

Per tale motivo, è bene che non vengano confusi o invertiti i ruoli. Spesso i genitori si pongono come amici e confidenti nei confronti dei propri figli, è giusto essere il loro punto di riferimento, ma non bisogna mettersi allo stesso livello.

La ricerca del dialogo e la condivisione sono aspetti fondamentali, ma il genitore non deve diventare né un compagno né un amico del proprio figlio, perché così facendo si corre il rischio di perdere il proprio ruolo genitoriale. Il genitore deve mettere delle regole e dei limiti che ricordino sempre che ci sono delle differenze tra lui ed il figlio, in modo tale da permettere a quest’ultimo di sentirsi al sicuro avendo una guida fidata.

Oggigiorno il problema di molti genitori è che questi non si sentono abbastanza sicuri di sé e ne ricercano conferme nella prole, finendo così nel mettere in discussione il proprio ruolo. Ma i figli necessitano di figure adulte stabili, di solidi pilastri che li aiutino a crescere in modo sereno ed in uno spazio chiaro e definito in cui sentire di poter muoversi in sicurezza.

Essere genitori non è semplice, si tratta di una figura complessa che incarna una molteplicità di ruoli e funzioni, che evolvono durante la crescita dei propri figli. In breve, un genitore ha il compito di curare, educare, proteggere, sostenere, motivare il proprio figlio e, infine, lasciarlo andare per la sua strada.

È normale che, nel corso del tempo, l’immagine del genitore possa cambiare, in quanto questo si troverà un giorno a condividere con i figli le proprie debolezze, gli errori che può aver commesso, questo potrebbe anche essere un modo per responsabilizzare i figli, ma va sempre considerata l’età, la situazione specifica e come si comunica con loro. L’immagine, dunque, potrà cambiare, ma sarà importante mantenere il proprio ruolo e la propria autorevolezza, seppur spesso questa genera conflitti e scontri.

Ben venga per quei figli che riescono a confidarsi e a parlare di cose intime e private con i propri genitori, ma gli esperti spiegano quanto sia importante lasciare che le amicizie abbiano una relazione paritaria, quindi essere sullo stesso livello, quello che non deve accadere tra genitore e figlio.

I genitori sono figure essenziali per la vita di un bambino: devono mettere regole, limiti, orari, devono inoltre mostrare maturità, controllo e saggezza; solo in questo modo si andrà a creare una relazione equilibrata.

genitori amici

Cosa succede quando un genitore è troppo amico dei propri figli?

Come detto in precedenza, è importante ricorrere ad una maternità e ad una paternità empatica ed affettuosa, ma è altresì importante saper mantenere l’autorità genitoriale e definire bene i ruoli, in quanto necessario per lo sviluppo dei bambini.

Gli esperti spiegano che il ruolo di “amico” nei confronti del proprio figlio influisce al livello della comunicazione e quindi nella relazione genitore-figli. In altre parole, si parla di:

Perdita del ruolo genitoriale

Gli amici sono sullo stesso piano e, quindi, “alla pari”. Se si sceglie, dunque, di viaggiare sullo stesso livello, basterà essere consapevoli che non si potrà più gestire la relazione genitore-figlio con l’autorità ed il comando. Quindi non si potrà più chiudere un discorso imponendo qualcosa senza condizioni, perché il ruolo del genitore è cambiato, ha perso l’autorevolezza. Inoltre, quando non si rispettano i ruoli, si è troppo complici ed alla pari, vi sono pochi scontri e conflitti, ma i figli, specialmente durante la fase adolescenziale, hanno bisogno di fare esperienza nella lotta con il genitore: per affermarsi, per conoscersi, per sperimentare i propri limiti, tollerare le frustrazioni e gestire le emozioni.

Raccontarsi tutto

La relazione genitori-figli non è funzionale se impostata sul “raccontarsi tutto”, sono necessari dei confini. Bisogna quindi stabilire un limite rispetto alle cose che un genitore può raccontare loro; al contrario invece le cose che i figli possono raccontare ai genitori, perché queste preservano i ruoli all’interno della famiglia e perché questo permette il processo di separazione-individuazione implicato nella crescita e nella maturazione psicologica, relazione e sessuale dei figli, che avverrà fuori dal contesto familiare. Inoltre, molto importante è ricordare che alcuni argomenti vanno tenuti per sé o condivisi con altri adulti, perché un bambino non deve farsi carico dell’ansia, delle paure o delle preoccupazioni emotive dei suoi genitori.

Autodeterminazione

La relazione genitori-figli cambia durante la crescita, perché ci si deve adattare alle molteplici richieste dei figli, che variano in base all’età: da bambini si ha bisogno di un genitore attento ai bisogni primari (quindi una relazione molto stretta che comprende nutrimento, igiene, etc), crescendo questi bisogni mutano di priorità (socializzare, imparare a leggere, interpretare le situazioni, curare le relazioni, portare avanti attività scolastiche ed altro ancora). I figli devono imparare a muoversi nel mondo, non hanno bisogno di un adulto che gli spieghi cosa fare e che gli dia tutte le risposte, ma che dia loro sostegno e sicurezza, permettendogli di sperimentare e anche di sbagliare.

Dalle questioni sopra citate si può capire che la relazione di amicizia non basta al genitore, perché questo deve essere “più” di un amico. È una relazione completamente diversa, con responsabilità sicuramente maggiori. I figli hanno bisogno di un adulto che lo aiuti a porsi le domande giuste, hanno bisogno di autodeterminarsi, affrontando ogni problema che la vita gli porrà davanti, il tutto imparando a gestire la complessità e le emozioni che queste susciteranno.

Gli esperti suggeriscono quindi di stabilire un legame di confidenza con i propri figli, basato sull’affetto, la compagnia, la fiducia e mantenendo aperta la comunicazione, ma ponendo dei limiti e senza compromettere l’autorità del proprio ruolo. I figli sono una tutela dei genitori, vanno aiutati a diventare persone adulte, mature e indipendenti.

genitori amici

Conclusioni

Molti genitori preferiscono considerarsi “amici” dei propri figli, in quanto questo, per loro, significherebbe essere confidenti e complici e sembrerebbe rappresentare un buon metodo educativo, ma vi sono alcune riflessioni importanti su questo tema.

Ad oggi il rapporto genitori-figli ha subìto profondi cambiamenti rispetto al passato, non si tratta più di una relazione con stampo autoritario e con dei confini molto rigidi, bensì il rapporto è diventato più stretto ed informale, ma quali sono i problemi che si celano dietro ad un’amicizia tra genitori e figli?

Gli esperti spiegano quanto sia importante il ruolo genitoriale per la crescita degli infanti: i genitori devono stabilire e adottare con questi un legame affettuoso, comunicativo ed educativo, devono saper dire di no e offrire loro le ragioni adeguate a motivarli, aiutandoli a crescere nella sicurezza ed imparando a muoversi nel mondo con autodeterminazione. Ai figli, dunque, servono i genitori da un lato ed amicizie alla pari dall’altro, che permetta loro di relazionarsi e di confrontarsi con il mondo esterno.

Valeria Glaray

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Valeria Glaray

Laureata in Servizio Sociale ed iscritta alla sezione B dell’Albo degli Assistenti Sociali della Regione Piemonte. Ha un particolare interesse per gli argomenti relativi alla psicologia motivazionale e per le pratiche terapeutiche di medicina complementare ed alternativa. Amante degli animali e della natura.

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