• 26 Febbraio 2021
  • FATTI

IO APRO prosegue, fioccano multe e forze dell’ordine: criminali o pizzaioli?

L’iniziativa IOAPRO che ha visto coinvolti in prevalenza ristoratori, che ha portato dal 15 gennaio gli esercenti a riaprire indipendentemente dai DPCM, sta proseguendo, ma molti ristoratori e gestori di palestre lamentano l’eccessivo dispiego di forze dell’ordine nei locali. Comprendiamo che gli agenti debbano fare il loro lavoro, ci dicono, ma é davvero necessario che 6/7 pattuglie sostino davanti ad una pizzeria e che 10/15 agenti entrino in un locale dove delle persone stanno semplicemente consumando una pizza?

Forse, dicono provocatoriamente i ristoratori, questi stessi agenti potrebbero essere impiegati per risolvere i veri problemi della città, sconfiggere la criminalità, quella vera.

Completamente a favore di queste rimostranze il Presidente Nazionale della Confederazione Imprese Unite per l’Italia, Stefano Angnesini, che in uno dei suoi ultimi Comunicati Stampa, si dice basito da questo dispiego eccessivo di forze dell’ordine: “Gli imprenditori che cercano di salvare la loro attività, salvano anche le pensioni e gli stipendi fissi! Sono eroi, non criminali!” Ecco le sue parole:

IO APRO: Pizzaioli non criminali, a cosa servono tutti questi agenti?

Così Agnesini: “Locali multati perché hanno aperto al pubblico, prefetti che li chiudono come fossero attività’ delinquenziali. Un vero colpo di grazia al moribondo!” Amareggiato e affranto da ciò che sta accadendo nei confronti di quanti hanno deciso di riaprire si schiera pro imprenditori e loro collaboratori, e chiosa: “Sono misure inaccettabili! Stiamo andando oltre ogni logica democratica, con il rischio che non ci possa essere un ritorno. Un imprenditore che apre il proprio locale viene criminalizzato. Forse non hanno chiaro né sindaci né prefetti che la situazione sociale è bollente e non ce se la fa più a stare a guardare la morte certa delle nostre imprese. Noi non ci vogliamo rendere complici di questi delitti. Si uso una parola forte perché uccidere un’ impresa è colpire al cuore la società stessa”

Poi prosegue facendo notare che non si uccide solo la ristorazione, ma l’intero indotto, tutto ciò che vi é dietro quel ristorante o quella palestra che chiude: “Perché’ si uccide tutto quello che c’è dietro. Tutto l’indotto, le famiglie dei lavoratori, lo stesso imprenditore che purtroppo non riesce più a dare risposte ai propri dipendenti. Con la morte delle imprese, una dopo l’altra morirà l’Italia. È questo che vogliamo? Chi lo vuole?”

Poi ritornando sulla questione multe enfatizza, considerando inutili le sanzioni, é un po’ come il voler ‘sparare sulla croce rossa’ in un momento tanto delicato, anche perché in realtà che cosa sta facendo di male quel lavoratore multato? È davvero un ‘furbetto ribelle’ o sta cercando di salvare il salvabile al fine di evitare la chiusura certa del proprio locale e la disoccupazione certa di tutti i dipendenti che in quel locale vi lavorano? Così Agnesini: “Chi apre é da sanzionare perché ‘furbetto ribelle’ o é un imprenditore che lotta per il bene di tutto il piccolo o grande mondo che ogni impresa nutre! Questo fa di lui un eroe non un furbetto! Come non ribellarsi a un assassinio di massa? Il capo della Polizia Gabrielli ha invitato ad un dialogo, io personalmente ho parlato con tanti prefetti in tutta Italia e la maggior parte di loro sono sensibili al tragico clima sociale che si è creato in questi mesi, capiscono lo stato di necessità delle nostre partita IVA”

IO APRO: insieme si può vincere, non arrendetevi e tenete aperto

Poi conclude con un tono che sa di polemico, anche a ragion veduta sostengono gli esercenti: “Se a certi sindaci piace fare gli sceriffi, che mandino i controlli dove si compiono davvero crimini, non certo in un locale che applica tutte le prescrizioni necessarie al contenimento del virus. Tutti abbiamo paura di ammalarci ma a differenza di chi vive di stipendio fisso, chi si guadagna da vivere con le proprie forze, ogni giorno, non può permettersi di rimanere inerte sul divano. E questo proprio per garantire anche le pensioni ai pensionati e i servizi essenziali a chi ha lo stipendio fisso come le stesse Forze dell’Ordine! Uniamoci tutti per salvare il nostro Paese! ”.

Poi lanciando una sorta di appello a chi ha aderito all’iniziativa IOAPRO affinché non si faccia scoraggiare da multe e controlli delle forze dell’ordine, aggiunge: “In Polonia sono stati aperti così tanti ristoranti che il dipartimento di sanità ha rinunciato ai controlli”. Come a voler sottolineare se restiamo uniti in un momento emergenziale come questo, le possibilità di ‘vivere’ la battaglia sono maggiori. Prima o poi, fa intendere senza tanti giri di parole, se gli esercenti non si faranno spaventare e resteranno aperti, ed anzi se ai ristoratori che hanno aderito se ne aggiungeranno altri, allora l’Italia potrà ripartire, chiaramente, nel pieno rispetto delle regole anti Covid.

IO APRO, fioccano multe e forze dell'ordine: criminali o pizzaioli?

Dalla nostra abbiamo provato a sentire due delle figure chiave di questa protesta di cui avevamo anche parlato nei nostri precedenti articoli, uno degli ideatori della protesta IOAPRO, Momi Tito El Hawi, ristoratore di Firenze, e Federico Milieni, responsabile marketing della Comunicazione del brand GimFIVE, la prima palestra a Modena Est che riaprì l’11 gennaio scorso come pioniera. Ecco cosa ci dicono a distanza di giorni dall’apertura dei loro locali.

IO APRO, Palestre e ristoranti non chiudono nonostante tutto

Momi ci dice che effettivamente vi é un dispiego eccessivo delle forze dell’ordine, tantissime pattuglie e molti agenti stazionano dinanzi al locale o all’interno per fare delle multe, il problema é che così facendo, sebbene sia chiaro a tutti che gli agenti fanno semplicemente il loro lavoro, il messaggio che passa é quello di voler ‘spaventare’ gli esercenti, e taluni effettivamente hanno richiuso, così come i clienti che vi sono all’interno. Il fatto é, sottolinea, che in realtà noi siamo semplici pizzaioli e non delinquenti. E’ per questo, ci dice, che ho voluto provocatoriamente farmi una foto come se fossi un ‘ricercato’, é impossibile essere trattati così, capiamo tutto, ma sembra un accanimento gratuito nei confronti di una categoria già duramente massacrata dai DPCM, che vuole solo tornare a lavorare. E poi ci dice, comunque noi non molliamo, continueremo, nel pieno rispetto delle norme anti Covid ad aprire, ma non perché siamo ribelli, semplicemente perché é il nostro unico modo per difenderci dal tracollo delle nostre attività. E’ ormai quasi un anno che abbiamo perdite enormi di fatturato, se non vogliamo chiudere i battenti del tutto, siamo costretti a resistere alle multe e a continuare ad aprire giorno dopo giorno, nella speranza che arrivi anche l’ufficialità a farlo da parte del Governo.

Federico, GimFIVE, é dello stesso parere e ci dice, noi continuiamo a lavorare e ad aprire le nostre palestre nonostante le sanzioni, non possiamo fare diversamente, non possiamo più permetterci di aspettare i DPCM, l’alternativa sarebbe chiudere definitivamente la nostra attività, buttando all’aria anni di sacrifici. Certo non ci fa piacere essere trattati come criminali, vedere dinanzi alla palestra tante pattuglie e così tanti agenti, alla fine ne basterebbe anche sola una di pattuglia, noi rispettiamo il lavoro degli agenti e non vi sono mai stati scontri, quindi é paradossale essere trattati come delinquenti. IOAPRO, dunque, resta il nostro motto, ma non perché siamo ribelli, ma perché non possiamo fare altro, questa é l’unico modo per salvarci.

E voi cosa ne pensate, concordare con le rimostranze di ristoratori e gestori di palestre, appoggiate il pensiero del Presidente Agnesini oppure siete concordi con il dispiego di forze dell’ordine messo in atto?

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Erica Venditti

Erica Venditti, classe 1981, dal 2015 giornalista pubblicista. Dall'aprile 2012 ho conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono cofondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.

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