• 4 Dicembre 2022
  • SPORT

Vince l’anoressia e diventa atleta bodybuilding: la palestra può ridare la vita?

Dopo aver letto il nostro articolo di ieri in cui parlavamo dei DCA, ci ha contattato in privato Chiara Barabino, che ci ha ringraziato per aver dato visibilità al problema, di cui troppo poco si parla, e ci ha detto di essere un ex anoressica, oggi atleta bodybuilding. Una trasformazione la sua, nata in palestra, quegli attrezzi che gli hanno permesso di tornare a vivere. Può dunque la palestra, proprio quelle palestre oggi chiuse a causa del Covid 19 da troppi mesi, donare una tale forza e portare ad un cambiamento così radicale?

Per Chiara è stato così alta 1.53 era arrivata a pesare 18 kg, l’ombra di sé stessa, una malattia, l’anoressia, ci dice, che ti annienta, ti distrugge mente, cuore e fisico, la malattia è iniziata a causa ci spiega, nel corso della bellissima e toccante intervista che ci ha gentilmente rilasciato, dopo aver subito un abuso sessuale nell’agosto nel 2008.

Da allora un senso di colpa l’ha sopraffatta, se era accaduto dipendeva da lei, troppo bella, troppo formosa, troppo attraente, era tempo di cambiare, il cibo era diventato un ossessione, pesava tutto, e camminava….verso dove non aveva importanza, camminava ore e ore al giorno, anche 6/7 ore, chilometri e chilometri percorsi in solitudine, al solo scopo, di bruciare quelle calorie ingerite e non sentirsi in colpa.

La sua storia, che ci ha emozionato, e che certamente potrò donare una speranza di vita a tante altre donne, ve la raccontiamo così attraverso le sue parole:

Anoressia: ti uccide anima e corpo, la testimonianza di Chiara

Ciao Chiara, grazie per averci contattato e soprattutto grazie per aver trovato il coraggio di ‘metterti a nudo ’ e di raccontarci di te. Cosa ti ha spinto a farlo e soprattutto hai voglia di dirci da dove è iniziato il tuo ‘calvario’?

Ciao Erica, Grazie a te e a Il Valore Italiano in primis per aver dato visibilità ad un argomento troppo poco noto i DCA, disturbi del comportamento alimentare, appunto, e poi per aver dato voce a quelli che come me si sentono, quando si è nel pieno della malattia, ‘invisibili’. Tu non hai idea di quante ragazzi/e soffrano di DCA e di quanti muoiano circondati da genitori e amici affranti di non essere riusciti a fare nulla, chi soffre di questi disturbi non ascolta nessuno.

La malattia ti isola fai tutto da sola, i miei le hanno provate tutte io non ascoltavo nessuno. Quindi questa intervista è un modo indiretto per dire alle ragazze che stanno affrontando questo dramma di chiedere aiuto prima di non vergognarsi. La malattia uccide e non tutte hanno avuto la mia fortuna di sopravvivere anche se mi ha lasciato danni fisici. E poi ti distrugge dentro, fino a renderti falsa bugiarda, glaciale e priva di sentimenti”.

In che senso ti lascia danni fisici?

 Io ero già affetta da celiachia dalla nascita, ma con l’anoressia sono diventata allergica al nichel ho problemi circolatori e soffro di asma. Tu pensa che il sabato sera, quando ero nel pieno della malattia, ero arrivata, proprio per farmi del male, a mangiare la pizza (con il glutine) nonostante la celiachia e quindi i dolori e le conseguenze erano allucinanti, come ben puoi immaginare.

Per mangiare quella pizza ci mettevo circa 3 ore e digiunavo tutto il giorno e camminavo circa 40 km per portarmi avanti con il bruciare le calorie, se ci penso ora una vera e propria assurdità eppure era sempre così.

Ma dunque mangiavi molto per avere questa necessità di bruciare e non sentirti in colpa?

Ma figurati, la mia giornata alimentare era così: colazione una mela o una brioche o uno yogurt magro con the senza zucchero, Poi andavo a camminare. Per pranzo riso o pasta non so forse 60 gr con del tonno a volte, poi camminavo circa 5 km poi palestra 1 ora e mezza di tapis roulant e poi camminavo e facevo altri 8/9 km. A cena solo proteine magre e verdure scondite.

Ma allora perché camminavi così tanto?

Io a differenza di altre ragazze anoressiche non ho mai digiunato e non ho mai vomitato, ma facevo iperattività, camminavo sempre, non stavo mai ferma, in Palestra facevo solo aerobica, cercavo qualsiasi mezzo mi facesse bruciare le calorie del cibo ingerito. Durante la malattia ho perso i capelli la cosa che amo di più, Sono arrivata al punto di balbettare, ogni giorno mi fotografavo anche 100-200 foto al giorno. Per controllare, vedere se ingrassavo. Avevo la fissa delle maniglie dell’amore, ero pelle ed ossa, eppure me le vedevo.

Ma dove andavi, se posso chiedertelo, avevi una meta?

Ma non era importante dove, l’importante era camminare, per farti un esempio, nel 2015 mia mamma ha avuto un inctus, io andavo a trovarla facevo 30 km a piedi, mia mamma nel vedermi peggiorava, così ad un certo punto i medici mi hanno impedito di vederla. Quello mi ha annientato ancora di più.

Anoressia: cosa scatta dentro e perché si inizia

Puoi spiegarci le tappe fondamentali del tuo percorso e soprattutto, scusa se insisto, ma per me è importante capire, da quando credi sia iniziata questa tua voglia di ‘voler sparire’ e farti del male?

Purtroppo ad agosto 2008 sono stata violentata, quando subisci un abuso ogni logica perde senso, non si può spiegare. È un dolore atroce che ti strappa l’anima. Non ho denunciato e forse scioccamente anziché colpevolizzare lui e pensare ad una ‘vendetta’, ho scelto di non parlarne con nessuno, mi vergognavo, credevo di essere io la ragione di quell’abuso ed ho deciso semplicemente che era più facile uccidere me. Non credo si possa spiegare cosa si prova dopo un abuso, Io mi ritenevo colpevole. Troppo bella, troppo donna, troppo femminile, dunque per evitare riaccadesse quel ‘troppo’ andava eliminato. Credo sia scattato tutto da qui, dal senso di colpa.

Poi dopo anni di anoressia, nel 2015 il 1 agosto un sabato sera sono collassata e sono stata trasportata in codice rosso. Sono rimasta 2 giorni in terapia intensiva più morta che viva. Il 3 agosto mi hanno spostato nel reparto di endocrinologia pesavo 23 kg per 1.53 di altezza. Dopo un mese e mezzo nonostante le mille cure e sforzi dei medici (persone straordinarie) sono arrivata a 18 kg dove ho avuto un arresto cardiaco. Il cuore era clinicamente morto. Diciamo che posso definirmi miracolata, dopo 1 minuto é ripartito e mi sono detta: se sono qui e sono viva qualcosa vorrà pur dire, é tempo di cambiare, di riprendermi in mano la mia vita, o adesso o mai più. Durante il ricovero ho avuto la flebite in ospedale in entrambe le braccia un dolore atroce. Dopo 1 mese e mezzo ulteriore di ricovero ho raggiunto i 27 kg e sono andata a Pietra per 3 mesi. Dopo per un anno sono stata seguita a Quarto (centro disturbi alimentari). A Pietra ho avuto la fortuna di incontrare ragazze splendide, tra cui Fabiana, che tu hai intervistato. Le porto nel mio cuore ogni giorno. Nel settembre dei miei 29 anni sono stata dichiarata ufficialmente guarita. Nell’agosto dei miei 28 anni ho iniziato palestra. Nel 2019 ho conosciuto il mio attuale coach che mi ha preso come una figlia e mi ha portato ad esser oggi un atleta Ifbb.

Aspetta mi manca un passaggio, come sei arrivata in palestra dopo il ricovero e soprattutto come al bodybuilding?

Sono stata seguita dal centro disturbi alimentari di Genova a Quarto dove la dietista ogni settimana mi faceva un controllo e cambiava la dieta. Su consiglio della psicologa sono entrata in palestra e appena ho preso un bilanciere in mano ho capito che quel luogo era casa mia.

Ho capito che avrei lottato per costruire il mio corpo, ma questa volta in modo ‘sano’, da atleta bodybuilding. Ed ero eccomi qui, ho vinto l’anoressia, ho 32 anni, quando il calvario è iniziato ne avevo 20, ed oggi peso orgogliosamente 51 kg per 1.53.

Farai delle gare dunque, chi ti ha seguito in questo percorso di preparazione altetica?

Mi segue un preparatore atletico straordinario, e non mi preoccupo del cibo, ingerisco fino a 3000 calorie al giorno, farò la prima gara a giugno a Bologna, a causa del Covid 19 doveva essere l’anno scorso ma è stata rinviata. Il mio coach è Alberto Zanardi presidente del team Iron Angels, a cui devo per la motivazione che mi infonde davvero molto.

E se non dovessi posizionarti come speri, non temi possa diventare una nuove fonte di stress? La vivi con sportività?

Certo, sono serena, vuol dire che se non mi posizionerò, sarà nuovo stimolo per continuare in questo mio nuovo percorso e mi impegnerò di più per migliorarmi per l’anno dopo.

Riaprire le palestre: può salvare la vita?

Possiamo dire che la palestra ti ha salvata?

Assolutamente sì e mi auguro di cuore possano tornare ad aprire, sono al fianco dei gestori delle palestre e delle piscine, molti di loro sono al collasso. L’attività fisica, specie per chi è in difficoltà emotiva, è una valvola di sfogo importantissima. Lo sport è vita, io devo la mia vita allo sport.

Cosa vorresti dire in chiusura e chi vorresti ringraziare, se devi dire grazie in modo particolare a qualcuno, oltre ai tuoi che abbiamo inteso ti sono stati, seppur con difficoltà vicino?

Volevo dire alle ragazze che affrontare un ricovero in una struttura per quanto duro è l’unica soluzione da sole è impossibile. Di non arrivare come me, con un tubo nel naso le piaghe da decubito. Le vene scoppiate. Che la vita è una sola e va vissuta, e che gli uomini non sono tutti come quello che ho avuto la sfortunata sorte di trovarmi davanti, ce ne sono di meravigliosi. Uno su tutti ‘please’ a cui devo tutto, è chiaramente uno pseudonimo, ma lui sa. Per tanto tempo la malattia mi aveva reso di ghiaccio per paura di essere ferita ancora. Non mi fidavo di nessuno. Un giorno ho incontrato una persona speciale.

Un amico speciale a cui voglio un bene dell’anima e che considero la mia parte destra del cuore. A lui devo tanto, un’altra persona che voglio ringraziare dal profondo del cuore é Alessia. Queste due persone sono  per me le più belle che esistano. Quest’uomo mi ha aiutato in mille modi e lo ringrazierò a vita, Alessia, invece, è la sorella che non ho mai avuto ma che amo più della mia vita.

Grazie mille Chiara per averci raccontato la tua storia.

No Erica grazie a te, a voi che mi avete dato questo spazio. Non potete immaginare quanto bene faccia poter raccontare la propria rinascita e sperare che il mostro, l’anoressia nel mio caso, abbandoni altre ragazze e che queste trovino la forza di darsi una seconda possibilità. Il non sentirsi soli e dimenticati è la prima cosa, grazie per aver posto i riflettori su una tematica tanto importante.

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Erica Venditti

Erica Venditti, classe 1981, dal 2015 giornalista pubblicista. Dall'aprile 2012 ho conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono cofondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.

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